Cosa salverà il Veneto? Chi si occupa di economia territoriale non ha dubbi: il digital manufactoring, la manifattura digitale, ovvero l’innovazione e la tecnologia unite all’artigianalità e alla tradizione. Una manifattura tecnologica in grado di costruire prodotti innovativi con la capacità artigianale di chi è flessibile ad ogni esigenza del mercato e alla necessità di ottimizzare i costi. È un connubio che la crisi ha reso necessario.

La dura prova a cui è stata sottoposta la manifattura veneta ha spazzato centinaia di aziende tradizionali, facendo sopravvivere e crescere imprese fondate sul dualismo innovazione-tradizione. E non si tratta solo di innovazione di prodotto – in tutti i campi, da quello “pesante” della meccanica, che in regione costituisce il 40,8% delle imprese dell’industria e occupa il 43,7% degli addetti, a quello più “leggero” della moda –, ma anche di innovazione nella governance aziendale (come l’apertura ai fondi stranieri), nella struttura organizzativa e di processo (come l’adozione del metodo Lean), nell’approccio ai mercati esteri.

Le produzioni innovative non si contano; non hanno sostituito i settori tradizionali, bensì sono un’evoluzione di essi. Ne è un esempio la robotica, naturale trasformazione di aziende meccaniche, che hanno sviluppato nicchie all’avanguardia. Come la Elle Emme di Villafranca Padovana, 40 anni di esperienza nella meccanica di precisione, 30 addetti dell’età media di 30 anni (due assunti negli ultimi mesi) e la previsione di un fatturato di 4 milioni nel 2014 (+15% rispetto al 2013) dopo la crescita del 10% negli ultimi tre anni. L’azienda ha realizzato soluzioni robotizzate, tra gli altri, per la multinazionale americana Applied Robotics Inc. «La vera ricchezza della nostra azienda sono le persone – dice il presidente Luigi Facco –, con la loro capacità di trasferire il know-how in nuovi progetti». C’è anche la vicentina Hibot, società che si sta specializzando nella produzione di automi per ispezioni elettriche e montaggi in grandi impianti. L’azienda è nata grazie ad un quarantenne mantovano che dopo 14 anni passati in Giappone a studiare i robot, ha deciso di investire in Italia.

Il Veneto è all’avanguardia per le stampanti 3D, settore in cui leader è la Dws di Zanè, nel Vicentino, da vent’anni al lavoro con questa tecnologia e oggi corteggiata dalle grandi multinazionali. L’Acc di Mel, in provincia di Belluno, maggior produttore italiano di compressori, uscita dal rischio chiusura dopo l’acquisizione da parte della multinazionale cinese Wanbao, trova il rilancio grazie all’uso di un software di modellazione 3D. Produzioni innovative si trovano in comparti insospettabili: la Texa di Monastier di Treviso, leader mondiale negli strumenti diagnostici, ha realizzato speciali occhiali per la realtà aumentata in grado di connettere l’automobile alla rete e permettere una diagnosi veloce delle problematiche dell’auto (freschi vincitori dell’Automechanika innovation award in Germania). Dei 450 dipendenti di Texa, ben 150 fanno ricerca.

Ancora: i manager di Amazon sono venuti da Seattle per copiare la tecnologia di Pianca, impresa di arredamento di Gaiarine, sempre nel Trevigiano, che ha progettato e realizzato un particolare impianto di imballaggio per la spedizione degli arredi. Abbatte del 95% l’utilizzo delle materie plastiche, attraverso una scansione tridimensionale degli oggetti da imballare e l’introduzione di cuscinetti antiurto.

Grazie agli investimenti in innovazione corrono anche settori tradizionali come l’occhialeria – nel 2013 il valore delle esportazioni è salito a 2,1 miliardi, il 6,3% in più rispetto al 2012, in un distretto che copre circa l’80% della produzione nazionale –, o la concia, che ha visto un 2013 eccezionale, con una crescita dell’export del 10%, a circa due miliardi di euro di valore. E nella moda registrano record di guadagni Bottega Veneta, Moncler, Diadora, Falconeri, il brand di alta gamma da qualche mese di proprietà di Calzedonia. «Per quest’ultimo marchio selezioniamo con estrema cura le materie prime – ha detto Sandro Veronesi, presidente di Calzedonia, gruppo che ha chiuso il 2013 con 1,6 miliardi di fatturato –, mantenendo però un buon rapporto qualità-prezzo. Ora puntiamo ad espanderci maggiormente all’estero. Continuando ad innovare».

Record di ordini per macchine utensili

Mai così bene dal 2010. Lo scatto degli ordini di macchine utensili sul mercato italiano realizzato nel quarto trimestre (+18,8%), sigilla un anno di ripresa per il comparto, creando le premesse per ricavi aggiuntivi nei prossimi mesi. «La raccolta ordini si concretizzerà in produzione nei prossimi 6-8 mesi – spiega il presidente di Ucimu-Sistemi per produrre Luigi Galdabini – e questi numeri fanno ben sperare per il prossimo futuro».

Numeri confortanti oltreconfine, con commesse del quarto trimestre in crescita del 19,3%, ma positivi soprattutto sul fronte interno, con ordini nazionali balzati a doppia cifra per la quarta volta consecutiva, portando l’indice trimestrale su livelli che non si vedevano dalla metà del 2008, quello annuale ben 28 punti al di sopra della media dell’anno precedente. Nel complesso, gli ordini 2014 crescono di quasi 15 punti, il top dal 2010. I segnali positivi della domanda nazionale sono estremamente importanti perché vanno a irrobustire i dati confortanti sui ricavi dello scorso anno, che dopo due anni consecutivi in frenata avevano visto infine le consegne interne crescere di oltre il 21%, aggiungendo più di 200 milioni di euro al fatturato dei nostri produttori. Vendite che alla luce delle commesse acquisite alla fine dello scorso anno potranno presumibilmente continuare a lievitare anche nei prossimi mesi. «Il risveglio della domanda italiana di macchine utensili – aggiunge Galdabini – dimostra che l’industria manifatturiera del paese si sta rimettendo in modo: l’auspicio è che questa nuova fase possa trovare conferma anche nel lungo periodo, a beneficio di tutto il nostro sistema paese». Gli investimenti, in effetti, rappresentano forse la voce più penalizzata dalla lunga crisi, elemento che ha portato il governo a rifinanziare la cosiddetta “Sabatini-bis” per consentire alle imprese di ottenere finanziamenti agevolati nell’acquisto di macchinari.

«Il valore della misura – chiarisce Galdabini – è molto più alto rispetto agli oltre 2 miliardi di investimenti finanziati fino a oggi e corrisponde all’iniezione di fiducia portata nel mercato. Per questo l’associazione si è battuta affinché la misura fosse nuovamente compresa nella Legge di Stabilità e accoglie con favore la decisione di consentire che il contributo statale in conto interessi sia riconosciuto anche utilizzando provvista autonoma su finanziamenti concessi dalle banche e dalle società di leasing, senza ricorrere ai fondi messi a disposizione dalla Cassa Depositi e Prestiti».

Misura che tuttavia non è ritenuta sufficiente per incentivare in modo stabile l’ammodernamento dell’assetto produttivo italiano, «tema che non interessa solo i costruttori di macchine utensili ma deve essere posto tra le priorità del paese, la cui industria manifatturiera opera con tecnologie di produzione sempre più datate e meno performanti». Il rilancio della competitività italiana passa per Galdabini attraverso un sistema che incentivi dunque la sostituzione dei macchinari obsoleti, prevedendo ad esempio, misura che Ucimu sollecita da tempo, la liberalizzazione degli ammortamenti dei beni strumentali e la revisione dei coefficienti di calcolo degli stessi, fermi ormai dal 1988.

Esportazioni: l’Italia è tra i Paesi più competitivi

exportAncora una volta ci troviamo a sottolineare l’importanza dell’export per l’economia italiana. Se da un lato, infatti, la crisi economica ha fatto crollare  il fatturato manifatturiero interno del 15,9% in cinque anni, dall’altro si è assistito a una crescita costante del fatturato estero. E nel commercio estero un fattore principale è soprattutto la competitività. Una qualità che all’Italia delle eccellenze sicuramente non manca.
La conferma arriva dal quadro disegnato da Fondazione Symbola nel Rapporto 10 verità sulla competitività italiana. E’ innanzitutto opportuno sottolineare che l’Italia è uno tra i soli cinque Paesi a vantare un surplus manifatturiero oltre i cento miliardi di dollari (113 per la precisione), inoltre è uno tra i Paesi più virtuosi per quanto riguarda la crescita dell’export manifatturiero nel periodo caratterizzato dalla crisi economica: mentre l’Italia, tra il 2008 e il 2013, ha messo a segno un’espansione nelle esportazioni pari al 16,5%, Paesi come la Germania e la Francia hanno registrato valori più bassi (rispettivamente +11,6% e +5,9%), riducendo però il divario con appena un -0,3% e un +4,6% nel fatturato interno.
Tanto per fare un esempio: l’industria meccanica, tra i settori più performanti dell’intera industria italiana, è terza nella graduatoria internazionale per saldo della bilancia commerciale. Con 53 miliardi di dollari di surplus l’Italia si piazza alla spalle solo di Giappone (+114 miliardi di dollari) e Germania (+126 miliardi di dollari).
Non solo, in base all’indice dell’International Trade Centre dell’UNCTA/WTO, (calcolato sulla base del saldo commerciale, dell’export pro capite, della quota detenuta nell’export mondiale e in base ai livelli di diversificazione di prodotti e di mercati), l’industria italiana della meccanica risulta la seconda più competitiva al mondo dopo la Germania. Si tratta di un settore che, tra le altre cose, vanta ben 235 prodotti (su un totale di 496) tra i primi tre posti delle classifiche per il surplus commerciale. Ben in 62 casi risulta leader del comparto.
L’Italia è tra i Paesi più competitivi al mondo anche se si allarga lo sguardo all’intero tessuto imprenditoriale: sono 935 i prodotti (su un totale di 5.117) grazie ai quali il nostro Paese conquista i primi posti delle classifiche per surplus commerciale (235 i primi posti).
Tutto ciò senza negare uno sguardo all’impatto ambientale: sono oltre 341 mila le imprese che negli anni della crisi hanno scelto di scommettere sulla Green economy. Il 22% del totale e il 33% delle industrie manifatturiere. Se prendiamo in considerazione solo quest’ultime si può notare come il 44% di esse esporti stabilmente contro il 24% registrato per quelle che hanno scelto di non investire in un economia a basso impatto ambientale.

(articolo pubblicato il 20 gennaio 2015 su Tgcom24)

SITUAZIONE DEL SETTORE MECCANICO PER INIZIO 2015

Meccanica Strumentale: i top 15 mercati esteri per crescite attese nel 2015 Sulla base delle previsioni del Sistema Informativo Ulisse il valore complessivo atteso nel 2015 per il commercio mondiale di Meccanica Strumentale è pari a 192 miliardi di euro, in crescita di 3.3 punti percentuali rispetto all’anno 2014. A livello di mercati, i maggiori contributi alla crescita delle importazioni di Meccanica Strumentale proverranno, nell’ordine, da Taiwan, Cina, Stati Uniti, Vietnam, India, Germania, Messico, Turchia, Sud Corea, Egitto. In particolare, i comparti previsti mostrare i maggiori aumenti in termini di importazioni sono, nell’ordine, i seguenti: Macchine utensili per metalli (+14.4%), Macchine per estrusione (+13.3%), Macchine utensili per materiali duri (+12.7%) Altre macchine per impieghi speciali (+10.9% in euro). – See more at: http://www.promos-milano.it/Informazione/Note-Settoriali/Meccanica-Strumentale-I-Top-15-Mercati-Esteri-Per-Crescite-Attese-Nel-2015.kl#sthash.y2TWPp0L.dpufMECCAN

NEWS DEL 15/07/2014 LA SITUAZIONE DELLA MECCANICA IN ITALIA CAMBIA UN PO’ !!!

La meccanica inverte la rotta

Di Duilio Lui
La meccanica inverte la rotta

 

Esultare per una previsione di crescita all’1% può risultare fuori luogo, anche se la prospettiva cambia a fronte di un’economia che, nel suo complesso, sembra orientata su un percorso di stagnazione (le ultime stime sul pil indicano un progresso tra lo 0,3 e lo 0,5%). A mettere nero su bianco questo piccolo successo, che fa ben sperare le nostre imprese, è Euler Hermes, multinazionale specializzata nell’assicurazione sui crediti, che ha dedicato l’ultimo Industry Report al settore della meccanica, e che Italia Oggi Sette è in grado di anticipare.

I numeri del settore. La meccanica ha un fatturato pari a 150 miliardi di euro (l’11% del settore manifatturiero), sviluppato da circa 100 mila aziende, e rappresenta il 18% delle esportazioni italiane. Il progresso atteso nella misura del’1% dovrebbe essere il risultato di più fattori: in primo luogo il forte orientamento all’export da parte delle aziende di settore (per lo più di medie dimensioni); quindi l’elevata profittabilità e la leva costituita dai distretti, che consentono di coprire tutta la filiera. Un piccolo contributo, inoltre, è atteso dagli incentivi sull’acquisto di nuovi macchinari contenuti nel decreto del fare (legge 98 del 9/5/2013). Anche se questa misura di stimolo, spiegano gli autori dello studio, potrà avere un impatto più limitato della legge Sabatini di qualche anno fa poiché le condizioni di finanziamento sono migliorate. Quanto alla ripresa, la strada da percorrere resta comunque lunga, dato che il volume della produzione meccanica resta del 25% inferiore ai livelli del 2007 (-23% la produzione totale in Italia) dopo una nuova contrazione nel 2013 (-5,5% in volume e -1,0% in valore)

Il futuro delle costruzioni meccaniche è nella ricerca

Il “Dipartimento di Ingegneria meccanica, energetica, gestionale e dei trasporti” (DIME) è una delle più importanti strutture dell’Università degli Studi di Genova, nato lo scorso anno a seguito della cosiddetta “Riforma Gelmini” che ha favorito la fusione di dipartimenti universitari più piccoli. Il DIME comprende attualmente circa 80 docenti ed è diviso in diverse sezioni; tra queste, il “MEC”, Meccanica e Costruzione delle Macchine, opera prevalentemente nell’ambito della “meccanica fredda” (progettazione meccanica, simulazione dei sistemi complessi, robotica, studio dei materiali, ecc.), come ci ha spiegato il prof. Pietro Fanghella, responsabile di uno dei laboratori interni:: «Noi svolgiamo ricerca “alta”, di tipo teorico, orientata prevalentemente al mondo della didattica e allo sviluppo della conoscenza attraverso la pubblicazione su riviste scientifiche, e ricerca applicata e industriale, svolta in collaborazione con le aziende. Quest’ultimo tipo di attività prevede anche la partecipazione degli studenti. Disponiamo di un laboratorio con attrezzature di prova di alto livello e, tra le diverse macchine, ce n’è una davvero importante che pochissimi altri centri in Italia possono vantare. Si tratta di una macchina della Schenck, molto versatile e sofisticata, che può, ad esempio, effettuare prove a fatica sui materiali, test vibrazionali o di analisi di meccanica della frattura. La adoperiamo ormai da qualche anno e rappresenta il fiore all’occhiello del nostro laboratorio».

Analisi dei settori industriali: con l’export ripresa dal 2014, favoriti meccanica ed elettrotecnica

Il Rapporto Analisi dei Settori industriali di Prometeia e Intesa Sanpaolo di maggio indica per il 2012-2013 un calo di oltre l’8% del fatturato: -56,5 miliardi di euro e un nuovo minimo dell’attività produttiva, inferiore al 2009 – Colpiti tutti i settori, anche i meno ciclici – Ripresa dal 2014 grazie all’export.

 

Tra il 2012 e il 2013 la caduta del fatturato dell’industria sarà di oltre l’8%. Il che significa -56,5 miliardi di euro (a prezzi costanti). Un crollo guidato dall’ulteriore forte calo della domanda interna per consumi e investimenti che vanifica il breve recupero del 2010-2011 e porterà a un nuovo punto di minimo dell’attività produttiva, inferiore anche a quello di fine 2009. Lo rileva il Rapporto Analisi dei Settori industriali di Prometeia e Intesa Sanpaolo di maggio che fissa nel 2014 l’appuntamento per l’avvio della ripresa del manifatturiero, grazie soprattutto all’accelerazione delle esportazioni. Nel 2017 il saldo commerciale arriverà infatti oltre i 100 miliardi di euro, in grado di bilanciare così anche i deficit strutturali  sul fronte energia e di riportare la posizione netta dell’Italia sull’estero in territorio stabilmente positivo. A livello settoriale il ruolo crescente della domanda estera e dell’innovazione porteranno a fare emergere un nuovo panorama industriale con meccanica ed elettrotecnica favoriti.

Nel biennio 2012-2013 continuano  i processi di selezione della base produttiva nazionale, soprattutto nei settori più colpiti come quelli dei beni dedicati alla casa. Una dinamica che, accompagnata dal moderato recupero dei fatturati, consentirà nel 2014-2017 un progressivo recupero dei margini medi del manifatturiero. “A fine periodo – rileva lo studio – i margini operativi lordi in percentuale del fatturato sono previsti superare la soglia dell’8%, con ancora un gap di circa un punto percentuale rispetto al decennio precedente, frutto della forte competizione sui mercati esteri e di una domanda interna lorda lontana dai suoi massimi in tutti i comparti”. Il miglioramento della redditività (Roi) sarà di oltre 3 punti percentuali, il che potrà garantire una buona capacità di autofinanziamento per sostenere gli investimenti. Ma in questi primi anni rimane l’urgenza di strumenti adeguati a sostenere le necessità finanziarie delle imprese manifatturiere. “Il miglioramento dei risultati reddituali – ha spiegato Fabrizio Guelpa, responsabile dell’ufficio Industry and Banking del Servizio studi e ricerche di Intesa Sanpaolo – sarà graduale,  penalizzato dalla forte concorrenza sui mercati internazionali, ma garantirà una buona capacità di autofinanziamento alle imprese manifatturiere italiane. Nel breve periodo, anche strumenti innovativi come i mini bond daranno un contributo importante nel sostenere le necessità finanziarie delle imprese”.

LO SCENARIO: IN DIFFICOLTÀ ANCHE I SETTORI MENO CICLICI

Il rapporto rileva che le imprese più attrezzate dal punto di vista economico-finanziario ad affrontare l’attuale fase di inasprimento della crisi tendono di solito ad avere dimensioni superiori rispetto a quelle in forte difficoltà, “con qualche eccezione in settori tradizionali come alimentare o sistema moda, ma anche la meccanica”. Si nota poi che le imprese che resistono meglio hanno un’attività di investimento più consistente e una maggiore produttività del capitale investito nell’azienda, da cui consegue una migliore gestione del circolante e strutture finanziarie in equilibrio con un costo dell’indebitamento inferiore in alcuni casi anche di 2-3 punti percentuali.

A differenza della crisi del 2008-2009 le difficoltà del biennio 2012-2013 saranno diffuse a tutti i settori manifatturieri. Quindi anche a quei settori considerati poco ciclici, come alimentari e bevande, largo consumo e farmaceutica. Un po’ meglio che nella crisi precedente sono attesi settori come intermedi chimici, meccanica  e metallurgia. Si tratta di comparti con una propensione all’export a quota almeno 60%, a conferma che l’attuale crisi ha un carattere soprattutto “interno”. E la ripresa dal 2014 sarà infatti guidata dalle esportazioni. Le proiezioni di Prometeia e Intesa Sanpaolo indicano uno scenario in cui, a politiche invariate, l’Europa continuerà ad arrancare rispetto al resto del mondo dove la crescita,  grazie alle politiche espansive messe in atto, sarà più vivace. Questo da un lato è un’opportunità perché rappresenta un traino, dall’altro non è una soluzione a costo zero: nel medio termine l’Europa ne esce penalizzata. In ogni caso, la crescita in Usa e Asia non è esente da rischi e rimangono le incertezze su uno scenario per l’Europa che può rivelarsi ancora peggiore, dal momento che la calma attuale sui mercati è figlia delle politiche Omt della Bce e all’appello manca ancora il buon esito del processo di convergenza dell’Unione bancaria e dell’accordo per le politiche di crescita. “In crescita sono rimaste solo Austria e Germania  tutto questo deve portare a riflettere profondamente sulla politica economica europea a confronto con quella di Giappone e Usa”, ha detto il capo economista di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice in apertura dei lavori rilevando che “sotto molti punti di vista possiamo affermare che il peggio della crisi finanziaria è alle nostre spalle. La strada per la ripresa economica, sarà invece lunga e difficile. Un cambiamento di orientamento nella politica economica europea sarebbe sicuramente una novità importante che consentirebbe di accelerare e rendere meno doloroso il processo di ristrutturazione della nostra economia”.

In Italia redditi che non tengono e diseguaglianze economiche che aumentano hanno fatto scendere per la prima volta il fatturato anche dell’alimentare. Nel 2011 d’altra parte c’è stato un aumento vertiginoso delle famiglie in grave deprivazione materiale, all’11,2% dal 7% del 2010. In questo scenario rimane molto poco da destinare ai consumi. Se la ripresa arriverà principalmente dall’export, la buona notizia è che dal 2003 a oggi l’Italia ha recuperato quote di mercato in un contesto mondiale in cui i Paesi emergenti fanno la parte del leone guadagnando terreno.  La domanda mondiale è attesa in ripresa per tutti i settori italiani.  Le imprese italiane hanno attuato un processo significativo di riposizionamento dei propri sbocchi produttivi in tutti i settori. Sono andate di più in Cina, Svizzera, Polonia, Algeria. E questo è uno degli elementi che ha sostenuto un rafforzamento competitivo che è stato intenso negli ultimi anni. “Il rafforzamento competitivo – rileva il rapporto – di molte aziende manifatturiere è testimoniato anche dal pieno inserimento nelle filiere globali, come mostrano i dati relativi al valore aggiunto delle esportazioni italiane, e da un ricorso agli investimenti esteri e alle tecnologie Ict pari o superiore a quello delle imprese tedesche”.

Il rapporto sottolinea che rimangono comunque alcuni nodi importanti. Tra questi la criticità del ritardo accumulato dal settore distributivo “nel veicolare all’estero l’offerta industriale italiana”. Lo studio segnala anche un forte gap competitivo accumulato dai settori dei servizi rivolti alle imprese: il terziario avanzato, che è sempre più indicato come volano della competitività industriale di un Paese, in Italia paga un deficit competitivo rispetto ai maggiori paesi europei. “La crescita, ma in alcuni casi la vera e propria modernizzazione di interi comparti dell’economia italiana, rappresenta una delle maggiori criticità cui il Paese è chiamato a dare risposte in tempi rapidi”, si legge nel rapporto. Inoltre, il prolungarsi della crisi potrebbe avere impatti anche più negativi sui consumi e compromettere la capacità di ripresa di quelle imprese che operano prevalentemente sul mercato interno (il 50% nel 2017 nonostante la crescente propensione all’export del manifatturiero).

VINCENTI I SETTORI ORIENTATI ALL’EXPORT

Nel 2017 i consumi saranno ancora in termini reali inferiori del 10% rispetto ai livelli del 2007. Faranno peggio gli investimenti che saranno sotto del 20%. Solo la domanda estera si collocherà su livelli di quasi un terzo superiori: giocoforza in questa situazione usciranno vincenti le imprese e i settori con la maggiore proiezione estera.
Nel complesso il fatturato (a prezzi costanti) del manifatturiero italiano sarà del 13% sotto i livelli del 2007. Alcuni settori vedranno la propria produzione rimanere di oltre il 20% sotto ai livelli pre crisi: prodotti e materiali da costruzioni, mobili, autoveicoli e moto, elettrodomestici, prodotti in metallo e metallurgia.

Nella meccanica e nell’elettrotecnica il buon posizionamento competitivo si sommerà a migliori opportunità anche sul mercato interno. È in questi settori che la ripresa sarà più intensa tra 2014 e 2017. Per altri settori sarà importante capire se le imprese multinazionali confermeranno la loro capacità produttiva in Italia, il che significherebbe ritmi di sviluppo più rapidi della media manifatturiera anche per farmaceutica, largo consumo, automobili e motocicli. I prodotti in metallo sono attesi registrare performance analoghe grazie alla crescita prevista nei settori a valle e l’inserimento di sempre più imprese nelle filiere internazionali.

Industria Meccanica in Ripresa

Ha inizio la Ripresa.
Da pochissimi giorni è stata annunciata la ripresa dell’industria meccanica, infatti si stanno evidenziando gli andamenti della produzione di montaggi industriali di inizio 2014, l’Associazione industriale bresciana le annota all’interno dell’ultima nota congiunturale trimestrale del 2013.

Inoltre l’associazione dichiara che le aspettative per i prossimi mesi per la meccanica di precisione sono positive per affermare un inizio del recupero del settore manifatturiero provinciale dopo mesi di significativa fragilità, tornerà a fornire un contributo positivo alla crescita, sebbene modesto.

L’ultimo trimestre evidenzia recuperi nell’attività produttiva dell’1,7% sul trimestre precedente, mentre il tasso dello stesso periodo dell’anno scorso in confronto è piatto, prossimo allo zero (+0,1%).
Questo +0,1% è la nostra speranza visto che per 2 anni consecutivi era sempre stato negativo, infatti il 2013 si è chiuso con una flessione media della produzione pari al 3,7 per cento rispetto all’anno precedente.

Luigi Galdabini presidente di Ucimu Sistemi per Produrre, afferma che la domanda è tangibile, ma che rimane il problema della mancanza di liquidità per le imprese italiane.

L’industria della costruzione di macchine utensili italiana che comprende assemblaggi meccanici di precisione, assemblaggi di carpenterie, montaggi industriali, conferma per due anni consecutivi lo stesso risultato per quanto concerne la produzione, con un mercato interno atteso in ripresa nel 2014.

Il mercato interno dell’industria meccanica, invece, è in miglioramento, dopo avere probabilmente toccato il suo punto di caduta più basso, dovrebbe ora ritornare positiva.

Fonte: http://www.giornaledibrescia.it/
Fonte: http://www.tecnelab.it/

Innovazione in agricoltura anche alle imprese agromeccaniche

A livello Nazionale Pac definisce la suddivione delle risorse dello sviluppo rurale e prevedere di ampliare i bandi per l’innovazione in agricoltura anche alle imprese agromeccaniche. Dibattito avverrà, con i principali marchi a livello mondiale della meccanizzazione agricola, questi, affronteranno queste tematiche nell’incontro VeronaFiere. Verona, 6-9 febbraio

I temi principali della Pac sono quelli di trovare una sintesi fra il ministero delle Politiche agricole e le Regioni nel riparto dei fondi per l’agricoltura italiana, per sostenere uno sviluppo sul territorio sul quale scommettono tutte le case costruttrici di mezzi agricoli e attrezzature.

I costruttori chiedono a Fieragricola di poter prendere in considerazione aperture strategiche a sostegno dell’innovazione nella meccanica agricola che coinvolgano anche gli imprenditori agromeccanici, il cui ruolo è in crescita nelle operazioni in campo e nel rafforzamento di agricoltura di precisione.

A Fieragricola la meccanizzazione agricola occuperà quattro padiglioni (4-5-6-7), con la presenza di importanti marchi mondiali del settore

L’elenco completo delle aziende partecipanti conferma l’appeal del mercato italiano, sul quale, nonostante le difficoltà degli ultimi anni, i costruttori hanno deciso di scommettere. La produzione di trattrici e mezzi agricoli in Italia vale 7,5 miliardi di euro e rappresenta il primo mercato al mondo per completezza di gamma e il secondo per fatturato dopo gli Stati Uniti. Accanto ai grandi mezzi, alle trattrici e alle moto agricole, i visitatori troveranno le attrezzature, la componentistica, pneumatici, lubrificanti.

Le tematiche che saranno prese in considerazione in questo incontro possono aprire nuove porte al futuro della meccanizzazione agricola nella speranza di riuscire a trovare un giusto compromesso tra Politica e le aziende partecipanti.

Assemblaggio Meccanico: com’è la situazione in Italia

Tra tutte le fasi della produzione di qualsiasi oggetto che comunemente usiamo, l’assemblaggio meccanico è decisamente quella più fondamentale.

E’ spesso necessaria una meccanica di precisione avanzata ed una competenza specifica e qualificata per produrre beni di qualità. Oggi, generalmente, si tende a specializzare il lavoro di assemblaggio, devolvendo a intermediari diversi la vera e propria produzione meccanica, per concentrarsi sul montaggio. Naturalmente, anche il prezzo finale del prodotto dipende in gran parte da questa fase.

In Italia il montaggio è stato per molti anni appannaggio di operai altamente qualificati ma, da una trentina d’anni, l’automazione ha preso sempre più piede. Oggi la fase di assemblaggio viene realizzata quasi esclusivamente da macchine. Le aziende si trovano non di rado in difficoltà nel dover decidere la modalità con la quale svolgere nel modo migliore il lavoro di assemblaggio.

Per tentare brevemente di capire la complessità che sta alla base del mondo del montaggio meccanico, presentiamo brevemente i metodi più utilizzati. Ciascuno di essi è adatto ad uno specifico tipo di azienda, che produce un prodotto specifico.

  1. Possono esserci diverse postazioni in sequenza collegate tra loro da sistemi meccanizzati che si alternano, con dei luoghi di intercapedine in mezzo chiamati “polmoni”. Questo metodo è detto “a trasferimento non vincolato” ed è vantaggioso per gli spostamenti e i cambi all’interno dell’azienda.
  2. Può esserci un lavoro che funziona in maniera intermittente, senza necessità di intercapedini di risacca. E’ il metodo chiamato “a trasferimento fisso”.
  3. Le postazioni possono essere organizzate a catena una dietro l’altra e svolgere il montaggio in continuo movimento. I tecnici chiamano questa modalità “a movimento continuo”.
  4. Il montaggio può essere infine gestito “a isolotti”, cioè piccole zone che svolgono una porzione limitata del lavoro di assemblaggio, organizzandola in maniera autonoma in tutte le fasi.
  5. La scelta del metodo migliore per la propria attività è spesso un passo fondamentale per un azienda ed è, anche, importante per capire la necessità di manodopera. Infatti, utilizzare una modalità piuttosto che un’altra determinerà sicuramente la quantità di forza lavoro necessaria.

Oggi, in Italia, le richieste di lavoro nel settore meccanico e dell’assemblaggio sono numerosissime. Numerosi sono, del resto, anche gli annunci di lavoro. E’ necessario, tuttavia, prestare molta attenzione in quanto una grossa fetta di questi annunci sono fasulli. Molte maestranze di vario genere puntano a pubblicizzarsi tramite annunci non veritieri, specchietti per allodole.

Purtroppo il mondo della meccanica di precisione in Italia è caratterizzato anche da questi piccoli furbetti senza tanti scrupoli. Chi cerca lavoro nel campo dell’assemblaggio meccanico è costretto oggi a sviluppare abilità di ricerca e filtraggio dell’offerta. Spesso è necessario svolgere delle piccole indagini sulle aziende, per capire effettivamente la loro serietà.