I dati sulle macchine utensili: età media troppo alta e il 27% ha più di 20 anni

di di Dario Di Vico

Una catena di montaggio (Ansa)
Una catena di montaggio (Ansa)

Anche i robot cominciano ad avere i capelli grigi. Ogni dieci anni l’Ucimu, l’associazione di categoria dei produttori di macchine utensili aderente alla Confindustria, realizza un’importante indagine sull’età media del parco macchine impiegato nelle aziende italiane. E i risultati di quella che sarà presentata oggi (su un campione di 2.500 imprese con oltre 20 addetti) alla Camera dei Deputati a Roma non sono affatto confortanti.

L’età delle macchine

Le macchine hanno in media 12 anni e 8 mesi ed è il responso anagrafico più alto di sempre: dieci anni fa l’età media era di 10 anni e 5 mesi. Cresce anche la quota di macchine utensili con età superiore ai 20 anni: è il 27%. Sono le macchine più tradizionali, quelle per l’asportazione e la deformazione, ad avere la maggiore anzianità di servizio ma persino i robot installati sono invecchiati di 4 anni e mezzo rispetto alla media fatta registrare nella precedente rilevazione. «Queste evidenze mettono a dura prova la competitività del sistema industriale italiano — commenta Luigi Galdabini, presidente Ucimu — che rischia inesorabilmente di arretrare anche perché nel frattempo le industrie dei Paesi emergenti si stanno dotando di sistemi e tecnologie di ultima generazione».

Il livello di automazione

Se è vero, infatti, che in 20 anni la qualità della tecnologia impiegata nelle fabbriche italiane è cambiata in meglio non è avvenuto però a sufficienza: nel 1994 le macchine classificate «di tipo tradizionale» erano il 90% e ora questo coefficiente è sceso al 74% ma la presenza di tecnologie innovative (il restante 26%) è ancora troppo bassa anche a fronte delle eccezionali discontinuità registrate dalla scienza applicata in questi quattro lustri. E infatti il grado di automazione, rilevato dall’incidenza del controllo numerico sul totale, negli ultimi dieci anni è cresciuto di un solo punto percentuale arrivando a un 32% tutt’altro che incoraggiante.

«Dati impressionanti»

Secondo il professor Gian Maria Gros-Pietro, coordinatore scientifico dell’indagine, «i dati sono impressionanti, l’età media del parco macchine non è stata mai così elevata negli ultimi 40 anni. E un invecchiamento di oltre due anni nell’arco di dieci significa che una parte molto consistente del macchinario non è stata rinnovata affatto nel periodo preso in esame». Come si spiega tutto ciò? La risposta di Gros-Pietro è secca: «È il risultato del crollo del processo di investimento. Lo si può dedurre dalle classi di età del parco macchine esistente. Il crollo più consistente si è verificato proprio negli ultimi cinque anni. Il 24,3% delle macchine censite a fine 2014 era stato installato nel quinquennio 2005-2009 ma quelle installate durante il quinquennio successivo pesano solo per il 13,1%». E siccome è proprio la componente «investimenti» a mancare al rilancio del nostro Pil è da qui che bisogna ripartire. E Galdabini ha buon gioco a proporre «l’introduzione di un sistema di incentivi legati alla sostituzione dei macchinari obsoleti con nuove tecnologie d’avanguardia».

L’assemblaggio o il montaggio meccanico è il processo più importante della fase di  post produzione di un prodotto. Tale importanza è evidenziata anche dall’incidenza sui costi del prodotto industriale che il montaggio comporta; fattore che si aggira intorno al 40% sui costi totali della produzione.

L’attuale tendenza delle moderne aziende comporta tra l’altro uno snellimento ed una maggior specializzazione; questo porta ad avere sempre più nuove realtà specializzate nell’assemblaggio, che terziarizzano ad altri la lavorazione meccanica.

Intorno ai primi anni ottanta si assiste chiaramente alle prime fasi di automazione anche in materia di montaggio, che raggiunge il suo apice con le prime realizzazioni di assemblaggi non presidiati ed automatizzati. Col tempo questi processi si sono sempre più concretizzati grazie anche allo studio di differenti e nuovi sistemi di assemblaggio particolarmente flessibili, che hanno portato le aziende ad utilizzare massicciamente robot e apparecchiature tecnologicamente avanzate per il pick and place.

Considerando la durata e le difficoltà della diverse operazioni, la dimensione dei pezzi da assemblare e le altre svariate esigenze di lavoro, in fase di montaggio è possibile avere a che fare con diverse tipologie e le più comuni sono:

 

  • A trasferimento non vincolato o a ritmo imposto. Essenzialmente si tratta di differenti stazioni di lavoro collegate da sistemi meccanizzati e che si alternano in successione con dei depositi interoperazionali chiamati anche polmoni. Questo sistema facilita i trasferimenti all’interno dei luoghi di lavoro, i quali avvengono solo a montaggio ultimato
  • A trasferimento fisso o ritmo imposto. Con questa tipologia, non esistono stazioni interoperazionali  ed il montaggio dei pezzi avviene con un movimento intermittente e con una distanza costante. I vari componenti non montati sono esclusi automaticamente da questa linea e completati in un secondo momento.
  • A trasferimento continuo. Qui, dei convogliatori a catena ospitano le stazioni citate in precedenza  e tutte le operazioni di montaggio avvengono in movimento.

Un’altra valida alternativa, è rappresentata dal montaggio ad isole o a celle. Questa tecnica migliora la gestione organizzativa ed il flusso dei vari componenti ed è particolarmente indicata per la produzione di tutti quei prodotti complessi e non ripetitivi. Ogni cella di montaggio si caratterizza per la presenza di diverse postazioni e gestisce in modo autonomo le operazioni più complesse, avviando set completi che comprendono tutti i dati ed i componenti per un corretto montaggio.

Oggi scegliere la giusta soluzione risulta spesso complicato e le aziende cercano di mediare tra la capacità unitaria di produzione e la necessaria flessibilità, garantendo sempre la qualità.

Appare sempre più importante riuscire a soddisfare le varie esigenze di montaggio ed assemblaggio; esternalizzare alcune delle fasi produttive, in un periodo per le aziende particolarmente complicato, costituisce un’ottima soluzione di riduzione dei costi e mantenimento di uno standard di qualità comunque elevato che consenta altresì di arrivare alla consegna del prodotto finito nei tempi prestabiliti.

Uno dei più tecnologicamente avanzati lavori di montaggio meccanico lo si è potuto apprezzare nei giorni scorsi, quando presso il Museo storico dell’Aeronautica Militare di Vigna del Mare, è stato esposto il biplano degli anni ‘30 ritrovato nel 2006 in Afghanistan, riportato agli antichi splendori da un grande lavoro di ri-montaggio.

Gli ultimi 18 milioni dei fondi europei disponibili per la tornata 2007-2013 nell’ambito della cooperazione internazionale del FVG con la Slovenia sono stati stanziati a metà luglio.

20 sono i progetti approvati con le graduatorie dell’ultimo bando 2011, recentemente apparse sul Bollettino Ufficiale Regionale e relative ad ambiente, competitività e integrazione sociale.

In cima alla lista delle proposte finanziate per aumentare la competitività c’è anche il progetto Shartec, promosso sul principio della condivisione Friuli/Slovenia delle tecnologie innovative di produzione per il rilancio della competitività.

L’iniziativa rivolta al settore della meccanica di precisione, vale un milione di euro ed ha una durata prevista di 30 mesi con l’obiettivo di creare un’area internazionale nella quale si possano produrre e assemblare componenti meccaniche di elevata qualità e tecnologicamente all’avanguardia per settori quali automotive, aerospaziale, energetico e industria medica

Un distretto che possa essere competitivo e attrarre investimenti grazie alla disponibilità di tecnici e addetti altamente specializzati e continuamente aggiornati, in una logica di long-life learning.

Oltre a Friuli Innovazione, tra i partner italiani coinvolti in Shartec figura anche l’Università di Udine.

 

FONTE: http://www.ilfriuli.it/index.php/cronaca/33857-obiettivo-meccanica-di-precisione.html

FONTE: http://www.friulinnovazione.it/notizie/notizie/progetti-di-cooperazione-italia-slovenia-focus-sulla-meccanica-di-precisione

 

Tags: assemblaggi meccanici di precisione, montaggi meccanici di precisione, assemblaggio conto terzi

 

 

Nel secondo trimestre del 2012 attività produttiva delle imprese manifatturiere bresciane ha registrato una decisa flessione, dopo il modesto incremento evidenziato nei primi 3 mesi, risentendo principalmente della debolezza della domanda interna, del peggioramento del quadro macroeconomico europeo e del rallentamento degli ordini provenienti dal mercato extra europeo.

In calo i settori produttivi della meccanica tradizionale e dei mezzi di trasporto (- 3,9%), carta e stampa (- 2,9%), legno e mobili in legno (- 2,2%), tessile (- 2,1%), chimico, gomma  e plastica (- 1,9%), abbigliamento (- 1,7%), meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche (- 0,9%), calzaturiero (- 0,6%), agroalimentare e caseario (- 0,1%).

In aumento invece la produzione di maglie e calze (+ 1,1%), materiali da costruzione ed estrattive (+ 2%), metallurgico e siderurgico (+ 2,1%).

Le aspettative per i prossimi mesi sono negative per quasi tutti i settori e più ottimistiche per gli operatori dei settori agroalimentare e caseario, carta e stampa, meccanica di precisione e costruzione di apparecchiature elettriche.

In particolare l’andamento per il settore della meccanica di precisione ha evidenziato un calo dello 0,9% sul trimestre precedente e dell’11,7% rispetto al secondo trimestre 2011 e anche i consumi energetici sono calati dello 0,6%.

Nel complesso le vendite sono in positivo, in particolare per i mercati extra UE. Le prospettive a breve sono positive per tutte le variabili considerate, in particolare per gli ordinativi dai mercati extra UE.

Vi invito a leggere l’articolo direttamente dalla fonte.

FONTE: http://www.ecodellevalli.tv/cms/?p=46129

 

Tags: assemblaggi meccanici di precisione, montaggi meccanici di precisione, assemblaggio conto terzi

 

 

Leggevo recentemente un articolo da brivido riguardante i cacciabombardieri F35

In particolare la corporazione che li realizza stando all’articolo evidenzia notevoli problemi qualitativi relativi all’assemblaggio meccanico dei componenti.

Vi invito a leggere l’articolo direttamente dalla fonte.

FONTE: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=12428

 

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