Bianchi (Senaf): imprenditori sempre più soddisfatti, oltre 6 su 10 ampiamente appagati dall’andamento aziendale attuale. Fatturati 2015 in crescita per un’azienda su due. Quasi 5 su 10 hanno assunto nuovi addetti. Fiducia per il 2016: fatturati in aumento per oltre la metà degli imprenditori 

Imprenditori della meccanica e della subfornitura sempre più soddisfatti dell’andamento delle loro aziende. È ben il 63,5% a dirsi ampiamente contento delle performance raggiunte, forte di fatturati e livelli occupazionali in crescita, un portfolio ordini adeguato alle esigenze aziendali e una buona liquidità: questo il quadro fotografato dall’Osservatorio Mecspe realizzato da Senaf in occasione di Mecspe, la fiera internazionale delle tecnologie per l’innovazione (Fiere di Parma, 17-19 marzo 2016), che con 1.200 espositori presenti nei 10 saloni tematici, 14 unità dimostrative, 6 piazze d’eccellenza e 72 momenti di approfondimento sarà l’occasione per trovare soluzioni e processi che ottimizzino la propria produzione e incontrare partner con cui sviluppare concrete occasioni di business.
“Guardando ai risultati dell’Osservatorio, si vede come, negli ultimi due anni, siano sempre più gli imprenditori che, da moderatamente appagati dalle performance delle loro aziende, si dicono invece ampiamente soddisfatti – commenta Emilio Bianchi, Direttore di Senaf – Se il 2013 era stato un anno di grandi soddisfazioni per il 51,3% e il 2014 per il 51,5%, a fine 2015 è ben il 63,5% a dirsi ampiamente contento dei risultati ottenuti: un +12% che non lascia dubbi sul clima di ritrovato ottimismo che anima il comparto e che siamo sicuri di ritrovare a marzo, tra le aziende che parteciperanno a Mecspe”.

L’Osservatorio Mecspe conferma il trend positivo delle passate rilevazioni. Rispetto a quelli registrati nel 2014, i fatturati sono in crescita per il 50,7% delle aziende e stabili per il 36,7%; dal punto di vista dell’occupazione il 47,4% ha assunto nuovo personale mentre il 43,4% non ha avuto variazioni; gli ordinativi sono adeguati alle esigenze finanziarie (69,7%) e la liquidità è buona per ben il 48,4% (+13,4% rispetto allo scorso anno). “I dati emersi dall’Osservatorio Mecspe danno una fotografia dettagliata dell’industria meccanica italiana, partendo dal punto di vista degli imprenditori. Gli indici dimostrano una consistente fiducia, non solo nelle proprie performance, ma anche nell’andamento del mercato. Un’ottima notizia per l’intero Paese.” sottolinea Enrico Gallorini, Partner di GRS Ricerca & Strategia, la società che ha condotto l’indagine.

 

Un clima di ripresa che fa guardare con ottimismo all’anno appena iniziato: oltre la metà degli imprenditori prospetta di chiudere il 2016 con fatturati in crescita (53,2%), mentre il 38,4% di mantenerli stabili; ben il 32,6% prevede di assumere (+17,8% rispetto alle prospettive per il 2015) mentre solo il 3,2% di ridurre il proprio organico. Fiducia anche nel buon andamento del mercato in cui operano, con solo il 7,3% di aziende che, nei prossimi tre anni, teme una flessione.

“Ci troviamo di fronte a un mercato che è tornato a correre e lo fa puntando sui solidi mercati dell’Europa Centro-Occidentale, scelti da quasi 8 aziende su 10, e su quelli in forte espansione dell’Europa dell’Est che attirano oltre un terzo delle nostre imprese, mostrando di non temere i competitor internazionali e investendo in R&D – prosegue Emilio Bianchi – 3 imprenditori su 10 sono disposti a investire oltre l’11% del proprio fatturato per migliorare la propria produzione. Lo scorso anno era solo 1 su 10 a osare tanto”.

 

Investire in R&D porta maggiori successi aziendali in termini di fatturati, ordinativi e soddisfazione: il 48,9% di chi investe in R&D ha visto crescere il proprio fatturato rispetto al 2014; il 71,4% ha un portfolio ordini adeguato e ben il 61,7% si dice ampiamente soddisfatto delle performance della propria azienda.

Sul fronte delle innovazioni che stanno caratterizzando il comparto, c’è la sfida dell’informatizzazione, interconnessione e automazione dei processi produttivi per la trasformazione delle aziende in ‘fabbriche intelligenti’. Una sfida che vede il nostro Paese sulla buona strada per colmare il gap con altri Paesi che hanno intrapreso questa via da più tempo: ben 8 imprenditori su 10 hanno un giudizio positivo sull’Italia. “L’Osservatorio Mecspe rivela che la strada verso un’industria 4.0 è ancora lunga, ma che stiamo andando nella giusta direzione: 2 imprenditori su 10 promuovono a pieni voti il nostro Paese e 6 su 10 giudicano comunque sufficiente il grado d’informatizzazione attuale. Una spinta verso un manifatturiero 4.0 potrà venire dagli stessi imprenditori della meccanica e della subfornitura: se il 46,4% si vede già alla guida di una ‘fabbrica intelligente’, il 43,6% ammette che ci sono ancora molti sforzi da fare. – spiega Emilio Bianchi – Da tre anni, ben prima degli interventi dell’Unione Europea, Mecspe con il progetto Fabbrica Digitale, oltre l’automazione©, mostra alle aziende i vantaggi competitivi di questo modello produttivo e continuerà a farlo. Il nostro obiettivo è quello di offrire al manifatturiero italiano un aiuto concreto in questo percorso che lo porterà verso un paradigma di produzione 4.0”

 

Sintesi
Dati economici – Nel 2015 fatturato in crescita per 5 imprese su 10, occupazione in crescita, liquidità buona e portfolio adeguato. Andamento ampiamente soddisfacente per oltre sei imprese su dieci e certezza sulla crescita del mercato nei prossimi tre anni.

 

L’andamento aziendale attuale risulta complessivamente soddisfacente per le imprese del comparto della meccanica e della subfornitura, con il 63,5% degli imprenditori che parla di performance aziendale molto positiva, il 30,8% che si dice mediamente appagato e solo il 5,7% è contrariato.
Soddisfazione che si può in parte spiegare guardando, in prima battuta, all’andamento del 2015 e alle previsioni per l’anno in corso.

Rispetto al 2014, infatti, il 50,7% delle aziende ha registrato una crescita del proprio fatturato, mentre il 36,7% dichiara stabilità e il 12,6% un calo. Sul fronte occupazione, il numero di addetti è aumentato per il 47,4% mentre si è mantenuto complessivamente stabile per il 43,4%; solo un 9,2% ha dovuto ridurre il personale. Il portfolio ordini è giudicato “adeguato” ai propri livelli di sostenibilità finanziaria dal 69,7% delle imprese, contro un 30,3% per cui è insufficiente. Segnali positivi per quanto riguarda la liquidità che è ritenuta buona per quasi cinque imprenditori su dieci (48,4% vs 35% del 2014) e sufficiente per oltre quattro imprenditori su dieci (44,7% vs 51,6%).

 

Per quanto riguarda le previsioni per il 2016, sul fronte dei fatturati il 53,2% si aspetta una crescita del fatturato, il 38,4% stabilità, mentre solo l’8,4% prospetta un calo; mentre su quello dell’occupazione, se il 64,2% dichiara di voler mantenere stabile il numero di addetti, il 32,6% prospetta incrementi e solo un 3,2% prevede cali.

Non ci sono dubbi sul futuro del mercato in cui si trovano a operare le singole aziende: nei prossimi 3 anni, solo il 7,3% si aspetta una contrazione del mercato contro un 48,1% apertamente convinto del suo sviluppo e un 44,7% che crede non ci saranno grosse variazioni rispetto all’andamento attuale.

 

Export
8 aziende su 10 esportano i propri prodotti e servizi. L’Europa Centro-Occidentale principale mercato di sbocco

 

Sul fronte dell’export, 8 aziende su 10 (81,2%) dichiarano di esportare i propri prodotti e servizi, con un’incidenza variabile. Il 35,6% dichiara di realizzare all’estero meno del 10% del proprio fatturato, il 13,9% “dall’11% al 25%”, il 12,9% “dal 26% al 45%”, il 13,4% “dal 46% al 70%” e il 5,4% “oltre il 70%”.

Chi esporta punta prevalentemente verso gli Stati dell’Europa Centro-Occidentale (78,7%), seguiti da quelli dell’Europa dell’Est (34,8%) e del Nord America (23,2%). Circa il 21,3% esporta in Asia, mentre il Sud America è un mercato per il 17,7%, il Medio Oriente per il 14%, la Russia per il 10,4%, l’Africa Settentrionale per l’8,5%, l’Oceania per il 4,9% e l’Africa Meridionale per il 2,4%.

 
Freni alle imprese – Burocrazia, costo della forza lavoro, aspetti fiscali, concorrenza del mercato e tempi della giustizia preoccupano maggiormente. Accesso al credito continua a preoccupare, ma è complessivamente soddisfacente per oltre 8 aziende su 10.

A ostacolare la normale attività e a preoccupare gli imprenditori al primo posto è indicata la “Burocrazia” (dall’88,5%), seguita dal “Costo della Forza Lavoro” (85,1%), dagli “Aspetti Fiscali” (84,5%), dalla “Concorrenza del mercato” (82,7%) e dai “Tempi della giustizia” (77,2%).

 

Seppur sia un imprenditore su due a indicare come elemento di criticità per l’attività aziendale l’ “Accesso al credito” (52,4%), l’85% delle imprese giudica complessivamente soddisfacente l’attuale rapporto con le banche: per oltre un terzo (38,5% ) l’accesso al credito è in miglioramento.

Non sembrano preoccupare l’ “Evoluzione rapida del settore” indicata come elemento di criticità dal 40% delle imprese e la “Contraffazione e la tutela della proprietà industriale” (36,7%).

 

Sabatini-bis confermata a tutto il 2016, bonus fiscale per chi investe in macchinari tra i provvedimenti «in pole» nella Legge di Stabilità. Per il settore non è una vittoria completa ma le parole del sottosegretario all’economia Enrico Zanetti rassicurano la platea di imprenditori che lo ascolta alla Emo di Milano, maggiore rassegna mondiale delle macchine utensili. Impianti che finalmente vengono acquistati con volumi crescenti anche in Italia, dopo anni di mercato interno in caduta libera. Risalita quanto mai gradita per un comparto da 400 imprese e 32mila addetti, in grado di offrire un contributo al Pil di oltre sette miliardi di euro. «Il corso favorevole degli eventi – spiega il presidente di Ucimu-Sistemi per produrre Luigi Galdabini – deve ora essere rafforzato da misure aggiuntive, rendendo strutturali gli incentivi previsti dalla Legge Sabatini-bis e prevedendo provvedimenti ad-hoc per incentivare la sostituzione dei macchinari obsoleti.

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Nei primi 6 mesi del 2015 l’export di macchinari prodotti in Italia è cresciuto dell’8,6% sul 2014. Particolarmente positivi i trend delle esportazioni verso Regno Unito (+142,4% rispetto al 2014), Repubblica Ceca (+83,9%) e Russia (+58,1%). Il mercato più importante per l’Italia resta comunque quello degli Usa, che vale da solo circa 176,4 milioni di euro.

EMO MILANO 2015, PRESENTATA LA NUOVA EDIZIONE È stata presentata stamattina a Roma l’edizione 2015 di EMO MILANO, la fiera mondiale della macchina utensile, robotica e automazione in programma a Fieramilano dal 5 al 10 ottobre 2015, in concomitanza con Expo. Pier Luigi Streparava, commissario generale Emo Milano 2015, ha diffuso alcuni dei numeri legati all’evento: 1.600 espositori, 150.000 visitatori in rappresentanza di oltre 100 paesi e più di 120.000 metri quadrati di superficie espositiva netta. Presenti alla conferenza di presentazione anche Luigi Galdabini, presidente Ucimu­Sistemi Per Produrre, l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione che organizza l’evento, Andrea Meloni, direttore generale per la promozione del sistema paese, ministero Affari Esteri, Roberto Luongo, direttore generale Ice. A concludere Giorgio Squinzi, presidente Confindustria. La fiera è il principale appuntamento espositivo per gli operatori internazionali dell’industria manifatturiera che, il prossimo autunno, convergeranno a Milano da ogni parte del mondo per sei giorni di full immersion tra le novità proposte dai principali player mondiali. Nei padiglioni di fieramilano Rho­Pero sarà allestita la più grande fabbrica mondiale dove saranno esposte macchine utensili, robot, automazione, additive manufacturing, soluzioni meccatroniche e tecnologie ausiliarie. In scena sarà il meglio di un settore che oggi vale 64 miliardi di euro (produzione mondiale) ma che è destinato a crescere in modo deciso già nel prossimo triennio, trainato dalla ripresa del consumo mondiale di sistemi di produzione. Secondo i dati elaborati dall’istituto econometrico internazionale Oxford Economics, infatti, dopo un periodo di generale arretramento, a partire dall’anno in corso il consumo mondiale di macchine utensili tornerà a crescere in modo costante, fino a raggiungere i 71 miliardi nel 2018 (+18% rispetto al 2015). Anche dagli ultimi dati elaborati dal Centro Studi & Cultura di impresa di UcimuSistemi Per Produrre, è emerso che in Italia si torna a investire in macchine utensili, segno che l’industria manifatturiera del Paese ha imboccato la strada della ripresa. Nel 2014, infatti, l’indice degli ordini di macchine utensili raccolti dai costruttori italiani ha registrato un incremento medio, rispetto al 2013, del 14,7%. Il risultato è stato determinato sia dal positivo andamento delle performance sul mercato estero (+10,1%) sia dagli ottimi riscontri del mercato interno (+37,2%)

«Siamo portati per la qualità delle soluzioni che offriamo perché non possiamo puntare sui grandi volumi e le economie di scala. Così abbiamo conquistato nicchie di mercato in mezzo mondo».

Per Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, il successo delle Pmi “globali”, che vendono pompe, valvole, agromacchine e imballatrici, ricambi e componenti “in ferro” per i più diversi impieghi, sta tutta nell’aver trasformato l’handicap delle dimensioni (rispetto ai colossi tedeschi, giapponesi e coreani) in un vantaggio competitivo.

Forniture su misura. Macchinari, componentistica e impianti personalizzati, ritagliati, con precisione sartoriale, per i differenti clienti sparsi tra continenti e fusi orari. Ma concorrenziali nel prezzo, qualificati per materiali e tecnologicamente innovativi. In grado, dove serve, di recuperare efficienza e azzerare (o ridurre di molto) l’impatto ambientale.

Un modello di penetrazione “porta a porta” – cioè andandosi a cercare i clienti e a sviluppare con loro e per loro soluzioni personalizzate – che funziona dall’Europa (Germania soprattutto) agli Usa, dal Messico (hub produttivo del Nordamerica) alla Cina e in tutti quei Paesi dove le infrastrutture (Medio Oriente, Sudamerica) e l’attività estrattiva (dal Mozambico al Canada, in attesa che la Russia si sblocchi) sono essenziali a far correre il Pil.

Ma la meccanica ( che vale oltre il 7% del Pil nazionale, quasi 190 miliardi di euro di export, circa la metà di quello dell’intero paese) è anche una “galassia” dove alcuni settori (dal packaging alle macchine utensili) sono cresciuti a doppia cifra, anche negli anni della crisi. Mentre altri (dai prodotti in metallo all’edilizia) sono stati risucchiati nel tracollo del mercato interno. Uno tsunami che ha travolto chi non esportava. Dal 2008, il settore, complessivamente, ha perso 30 punti. Oggi cresce. Piano. Federmeccanica si attende un +2% entro il 2015.

Lo stesso trend emerge dai dati di Anima (l’associazione della meccanica varia). La produzione 2015 arriverà a 40 miliardi di euro dai 39,3 dello scorso anno (+0,8%). L’export arriverà a 23,5 miliardi (+1,1% sul 2014) . Investimenti e occupazione tengono ma non risalgono.

Per Alberto Caprari , presidente di Anima, rispetto all’Italia, «all’estero c’è più attenzione alla tecnologia che fa risparmiare sull’intero ciclo di vita di una macchina complessa. Se un sistema fa risparmiare in manutenzione o, significativamente, in consumo di energia, i clienti esteri mostrano più sensibilità e sono disposti anche a un maggiore prezzo di acquisto. Sanno che la tecnologia si paga. Molti imprenditori italiani invece ancora non riescono a ragionare negli stessi termini».

«Questo perché in Italia manca ancora – spiega Giancarlo Losma, presidente di Federmacchine – una cultura d’impresa. Nelle nostre Pmi ci sono troppo pochi manager. E non è solo questione di “taglia”. La Germania ha più piccole imprese dell’Italia. Ma il 70% delle loro Pmi ha manager, soprattutto per l’export. Da noi solo il 40».

Se l’export 2014 di macchinari è andato bene (+2,1%, 26 miliardi) Losma spezza una lancia anche a favore dell’Italia. «Dieci anni fa – dice – il 25% dei macchinari in Italia aveva più di 20 anni». Figuriamoci oggi. Se a ciò si aggiungono la proroga, atutto il 2015 degli incentivi della legge Sabatini e il bonus macchinari, chiuso al 30 giugno, si capisce perchè la domanda di beni strumentali, in Italia, è tornata positiva: +10,8%, pari a 17,3 miliardi. «E nel I trimestre 2015 – conclude Losma – la crescita è stata del 15,4%. Ma serve che le misure diventino strutturali ».

Del resto, che l’Italia non sia una partita persa, ad esempio, per la meccatronica lo dimostra il successo della fiera dell’automazione industriale Sps Ipc Drive (alla 5° edizione) che ogni anno si tiene a Parma, organizzata dai tedeschi di Messe Frankfurt. «La forza – spiega l’ad di Messe Frankfurt, Donald Wich – sta nell’aver riempito un vuoto italiano in un settore, l’automazione industriale, in crescita esponenziale in tutto il mondo. E che ha in Italia nicchie produttive di assoluta eccellenza. L’automazione presentata a Parma può poi essere declinata dall’alimentare ai trasporti, dalla farmaceutica alla robotica».

Imprese, 900 mila posti di lavoro in arrivo nel 2015

L’osservatorio Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro stima una crescita del 15% rispetto allo scorso anno.Saldo occupazionale ancora negativo (-60mila) ma in riduzione. Meccanica e terziario avanzato tornano in positivo. Piccole imprese e Sud in affanno. IL RAPPORTO IN ALLEGATO

Oltre 910mila entrate programmate dalle imprese dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente, 119mila in più rispetto al 2014; una ripresa della manifattura italiana in chiave di innovazione e qualità; ancora negativo ma in miglioramento il saldo fra “entrate” e “uscite” nel settore privato. Sono le notizie per l’anno 2015 del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro. Che segnala anche la stabilizzazione, grazie alle misure introdotte dal Jobs act, di circa 170mila lavoratori e la creazione di circa 55mila nuovi posti di lavoro che non si sarebbero avuti quest’anno a legislazione invariata.

La manifattura italiana, soprattutto quella più innovativa e proiettata sui mercati esteri (dalla meccanica all’alimentare, dal chimico-farmaceutico alla plastica), pare sia passata al contrattacco: nel 2015 una industria su cinque assumerà personale dipendente, mentre nel 2014 era una su sei. Nel complesso, sono 186.600 le entrate attese in questo settore (+31.300 rispetto allo scorso anno). Nel mirino dei “cacciatori di teste” delle imprese del Made in Italy, figure professionali a maggior qualificazione da impiegare nella progettazione (aumenta la richiesta di ingegneri), nell’innovazione digitale (a cominciare dagli analisti e progettisti di software) e nell’ideazione di nuove strategie commerciali (grazie ai tecnici delle vendite). Ma anche tanti operai specializzati richiesti soprattutto dall’industria alimentare e meccanica. Aumenta poi di due punti percentuali la quota di imprese dei servizi che ha programmato assunzioni di personale dipendente, passando dal 13,8% al 15,9%. Oltre 639mila i lavoratori complessivi in ingresso in questo settore (+73.200 rispetto al 2014).

A crescere in misura consistente quest’anno è il lavoro “stabile”, a cominciare dai nuovi contratti a tutele crescenti che dovrebbero essere 249.200 rispetto ai 146mila “vecchi” contratti a tempo indeterminato programmati lo scorso anno. Interrogate su queste 249mila assunzioni, le imprese hanno indicato, quale media della motivazione prevalente, che 132.700 (il 53,2%) sarebbero comunque state messe in programma, che 35.400 non sarebbero state previste senza il Jobs Act (14,2%) e che, grazie a questo, oltre 19mila verrebbero anticipate a quest’anno (7,7%). Inoltre, per 62mila assunzioni circa si tratterebbe di un cambio rispetto a una tipologia contrattuale “atipica” originariamente prevista (24,9%). A quest’ultima quota di “precari” stabilizzati grazie al Jobs Act, va aggiunta una buona parte di quelle 117mila trasformazioni di contratti dal tempo determinato all’indeterminato di personale già alle dipendenze delle imprese che possono essere state influenzate o stimolate dall’introduzione della nuova disciplina. Complessivamente, quindi, si può ritenere che quasi 54.500 delle assunzioni previste con contratto a tutele crescenti siano in effetti  assunzioni aggiuntive  favorite dal Jobs Act.

In aumento la domanda di lavoro
Nel corso del 2015, le imprese italiane dell’industria e dei servizi (con almeno un dipendente a inizio anno) hanno programmato di realizzare complessivamente oltre 910.300 “entrate” di nuovo personale: quasi 118.900 in più rispetto al 2014, con un incremento del +15,0%. Ne faranno parte oltre 721.700 assunzioni dirette (+17,7% quelle a carattere stagionale e non stagionale) e circa 188.600 nuovi contratti di lavoro atipici (di somministrazione o parasubordinati + 5,9%).

La riscossa del Made in Italy
Che la ripresa economica del nostro Paese abbia nella manifattura l’elemento trainante emerge con chiarezza dai programmi occupazionali formulati dalle imprese. L’allargamento della platea delle imprese intenzionate ad assumere (maggiore nella manifattura rispetto ai servizi), l’incremento delle assunzioni dirette (+19,7% nell’industria in senso stretto a fronte del +16,2% dei servizi) e, soprattutto, il più consistente investimento in profili professionali di livello elevato fanno capire che una parte della nostra industria leggera sta scommettendo sul suo futuro. E lo fa puntando sull’innovazione e sulla qualità, investendo su quelle figure qualificate che possono fare la differenza in un mercato sempre più competitivo e allargato, ormai non solo nell’industria ma sempre più anche nei servizi.Così va letta, all’interno delle 721.700 assunzioni alle dirette dipendenze delle imprese dei diversi settori economici programmate per quest’anno, la crescente domanda di professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (39.580, +6.420), tra le quali spicca la richiesta di Analisti e progettisti di software (8.050, +2.520 rispetto al 2014) e di Ingegneri (9.040, +1.780). Tra le professioni tecniche (77.560 nel loro complesso, +15.770 rispetto al 2014), aumenta la domanda di quei profili che operano in campo scientifico, ingegneristico e della produzione (26.120, +6.730). Tra questi, i Disegnatori industriali (4.470, +1.960) sono la professione che registra la maggior variazione percentuale rispetto allo scorso anno. Tra le professioni tecniche in attività organizzative, amministrative, finanziarie e commerciali (36.160, +6.670), spicca la richiesta di Tecnici della vendita e della distribuzione (10.170, +2.090). In termini relativi, l’aumento più elevato della domanda tra i profili professionali “tecnici” riguarda tuttavia quelli del campo delle scienze della salute e della vita (10.500 assunzioni, con un incremento del +36,4%, pari a +2.800 dipendenti), tra i quali si distinguono in particolare le professioni sanitarie, infermieristiche e ostetriche (5.050, +1.720).L’espansione della domanda di lavoro ha un riflesso notevole anche sui diversi profili di Operai specializzati (91.600 nel complesso, +7.500 rispetto al 2014) e soprattutto di Operai di macchinari fissi e mobili (85mila, +22.600), in particolar modo quelli addetti alle catene di montaggio automatizzate, alle lavorazioni metalliche, all’assemblaggio, ai macchinari dell’industria alimentare.

Spazio a 202 mila giovani “under 30”
Ai giovani quest’anno le imprese ritengono di poter riservare oltre 202mila delle 721.700 assunzioni (non stagionali e stagionali), pari al 28% del totale. Spazi maggiori sembrano aprirsi nelle imprese dei servizi (156.600), rispetto a quelle dell’industria nel suo complesso (45.600). Più intensa la presenza giovanile nel Nord Ovest, dove la quota di assunzioni destinate agli under 30 sfiora il 32%, e tra le imprese con oltre 250 dipendenti, nelle quali la percentuale raggiunge il 36%.Meno precari nelle impreseAi 721.700 lavoratori stagionali e non stagionali alle dirette dipendenze delle imprese si aggiungono 110mila interinali, fino ad arrivare a un totale di circa 831.700 assunzioni di personale dipendente per il 2015. Per ricostruire il totale delle oltre 910.300 entrate programmate dalle imprese occorre, infine, tener conto anche dei 45.700 lavoratori con contratti a progetto e i 33mila collaboratori a partita Iva e occasionali. Diversa è, però, la richiesta di queste diverse tipologie di lavoratori rispetto allo scorso anno: l’aumento più consistente è quello riguardante i contratti a tempo indeterminato (249.200, +103.200 rispetto al 2014), mentre decisamente meno consistente appare l’incremento dei contratti a tempo determinato (205.200, +15.150) e quello degli interinali (110mila, +25.500). Si ridurranno, invece, i contratti di apprendistato (34.100, -700) e i contratti a chiamata (12mila, -2.600). In diminuzione sensibile anche le forme atipiche: saranno 45.700 i contratti a progetto (-12.900) e 33mila le partite Iva (-2.100).

Lombardia a passo doppio 
Se il Nord Ovest è l’area che concentra il maggior numero delle 910.300 entrate complessivamente previste (circa 270mila, pari a poco meno del 30% del totale), la Lombardia, prima regione nella classifica a livello nazionale, ha addirittura il passo doppio rispetto al Veneto, maglia d’argento nella graduatoria: 178.400 gli ingressi programmati contro 92.500. A seguire l’Emilia Romagna, con 87.300 entrate, quindi il Lazio con 82.900. Sul fronte opposto, le tre “piccole” regioni italiane: Molise (3.200 entrate), Valle d’Aosta (3.900) e Basilicata (7.500). A livello provinciale, Milano è leader (83.600), seguita a una certa distanza da Roma (67.100). Napoli, al terzo posto, registra 36mila entrate, quindi Torino (34mila) e Verona (22mila).

Saldo ancora negativo ma ridotto rispetto al 2014
Ancora un segno meno potrebbe accompagnare il bilancio tra entrate e uscite nel settore privato anche nel 2015 ma con un forte miglioramento rispetto al 2014. Un saldo che, tuttavia, presenta margini di miglioramento nella seconda metà dell’anno, quando le uscite ormai già programmate dalle nostre imprese potrebbero essere maggiormente bilanciate da entrate di nuovo personale oggi non del tutto prevedibili ma che si manifesterebbero a seguito di segnali di ripresa più decisi.   Nel complesso, per quest’anno il saldo dovrebbe essere di 60.400 posti di lavoro in meno, in deciso miglioramento, quindi, rispetto ai -144mila previsti dalle imprese lo scorso anno. In altre parole, un aumento netto della domanda di lavoro di oltre 83mila unità, pari a quasi 94 entrate ogni 100 uscite, a fronte di un rapporto tra le due pari a 85 un anno fa. Che la “macchina” dell’occupazione sia comunque in movimento è evidente dalle previsioni formulate dalle diverse “taglie” di impresa e dai singoli settori economici. La riduzione di posti di lavoro sarà ancora consistente tra le imprese minori (-47mila il saldo di quelle fino a 9 dipendenti e -17mila per quelle da 10 a 49 dipendenti), mentre si attenua nella classe intermedia (-7.200 per quelle con 50-249 dipendenti). In aumento, invece, l’occupazione nelle imprese maggiori: 1.200 posti in più verranno creati dalle imprese con 250-499 dipendenti e quasi 10mila da quelle con oltre 500 dipendenti. Posti di lavoro in crescita in cinque settori manifatturieri: meccanica (+2.200), chimica e farmaceutica (+600), gomma e materie plastiche (+500) e alimentare (+200). Ancora consistente, invece, la riduzione di personale attesa soprattutto dalle industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature (-4.660), del legno e mobile (-2.620) e della lavorazione dei minerali non metalliferi (-2.130). Tra i servizi, è attivo il bilancio fra entrate e uscite per i Servizi informatici e delle comunicazioni (+2.100) e per i Servizi avanzati di supporto alle imprese (+2.500). Elevata, invece, la contrazione di personale prevista dal Commercio al dettaglio (-6.650) e dai Servizi di alloggio e ristorazione (-7.890).Considerando i soli lavoratori stagionali e non stagionali, tutte le regioni dovrebbero registrare a fine anno una riduzione di personale compresa tra i -200 lavoratori della Basilicata e i -8.850 della Lombardia. A livello provinciale, spiccano invece i dati positivi di Milano e di Catania, in cui Excelsior prevede un incremento occupazionale pari a 2.200 posti di lavoro, nel primo caso, e a +600 nel secondo (rispettivamente, +0,2% e +0,5% i saldi in percentuale). Inoltre, a Napoli e Matera le imprese prevedono di mantenere stabili i posti di lavoro attuali.

È tempo di manifatturiero 2.0

Cosa salverà il Veneto? Chi si occupa di economia territoriale non ha dubbi: il digital manufactoring, la manifattura digitale, ovvero l’innovazione e la tecnologia unite all’artigianalità e alla tradizione. Una manifattura tecnologica in grado di costruire prodotti innovativi con la capacità artigianale di chi è flessibile ad ogni esigenza del mercato e alla necessità di ottimizzare i costi. È un connubio che la crisi ha reso necessario.

La dura prova a cui è stata sottoposta la manifattura veneta ha spazzato centinaia di aziende tradizionali, facendo sopravvivere e crescere imprese fondate sul dualismo innovazione-tradizione. E non si tratta solo di innovazione di prodotto – in tutti i campi, da quello “pesante” della meccanica, che in regione costituisce il 40,8% delle imprese dell’industria e occupa il 43,7% degli addetti, a quello più “leggero” della moda –, ma anche di innovazione nella governance aziendale (come l’apertura ai fondi stranieri), nella struttura organizzativa e di processo (come l’adozione del metodo Lean), nell’approccio ai mercati esteri.

Le produzioni innovative non si contano; non hanno sostituito i settori tradizionali, bensì sono un’evoluzione di essi. Ne è un esempio la robotica, naturale trasformazione di aziende meccaniche, che hanno sviluppato nicchie all’avanguardia. Come la Elle Emme di Villafranca Padovana, 40 anni di esperienza nella meccanica di precisione, 30 addetti dell’età media di 30 anni (due assunti negli ultimi mesi) e la previsione di un fatturato di 4 milioni nel 2014 (+15% rispetto al 2013) dopo la crescita del 10% negli ultimi tre anni. L’azienda ha realizzato soluzioni robotizzate, tra gli altri, per la multinazionale americana Applied Robotics Inc. «La vera ricchezza della nostra azienda sono le persone – dice il presidente Luigi Facco –, con la loro capacità di trasferire il know-how in nuovi progetti». C’è anche la vicentina Hibot, società che si sta specializzando nella produzione di automi per ispezioni elettriche e montaggi in grandi impianti. L’azienda è nata grazie ad un quarantenne mantovano che dopo 14 anni passati in Giappone a studiare i robot, ha deciso di investire in Italia.

Il Veneto è all’avanguardia per le stampanti 3D, settore in cui leader è la Dws di Zanè, nel Vicentino, da vent’anni al lavoro con questa tecnologia e oggi corteggiata dalle grandi multinazionali. L’Acc di Mel, in provincia di Belluno, maggior produttore italiano di compressori, uscita dal rischio chiusura dopo l’acquisizione da parte della multinazionale cinese Wanbao, trova il rilancio grazie all’uso di un software di modellazione 3D. Produzioni innovative si trovano in comparti insospettabili: la Texa di Monastier di Treviso, leader mondiale negli strumenti diagnostici, ha realizzato speciali occhiali per la realtà aumentata in grado di connettere l’automobile alla rete e permettere una diagnosi veloce delle problematiche dell’auto (freschi vincitori dell’Automechanika innovation award in Germania). Dei 450 dipendenti di Texa, ben 150 fanno ricerca.

Ancora: i manager di Amazon sono venuti da Seattle per copiare la tecnologia di Pianca, impresa di arredamento di Gaiarine, sempre nel Trevigiano, che ha progettato e realizzato un particolare impianto di imballaggio per la spedizione degli arredi. Abbatte del 95% l’utilizzo delle materie plastiche, attraverso una scansione tridimensionale degli oggetti da imballare e l’introduzione di cuscinetti antiurto.

Grazie agli investimenti in innovazione corrono anche settori tradizionali come l’occhialeria – nel 2013 il valore delle esportazioni è salito a 2,1 miliardi, il 6,3% in più rispetto al 2012, in un distretto che copre circa l’80% della produzione nazionale –, o la concia, che ha visto un 2013 eccezionale, con una crescita dell’export del 10%, a circa due miliardi di euro di valore. E nella moda registrano record di guadagni Bottega Veneta, Moncler, Diadora, Falconeri, il brand di alta gamma da qualche mese di proprietà di Calzedonia. «Per quest’ultimo marchio selezioniamo con estrema cura le materie prime – ha detto Sandro Veronesi, presidente di Calzedonia, gruppo che ha chiuso il 2013 con 1,6 miliardi di fatturato –, mantenendo però un buon rapporto qualità-prezzo. Ora puntiamo ad espanderci maggiormente all’estero. Continuando ad innovare».

Siamo i migliori nella Meccanica di precisione

Negli ultimi anni, moltissime aziende sono state costrette a chiudere o a ridursi ai minimi termini per colpa di una crisi che ha colpito non solo il nostro paese ma anche il mondo.

Una piccola parte delle aziende in Italia è riuscita a pensare fuori dagli schemi, trovando innovazione, nuove tecniche di saldatura, nuovi tipi di materiali più leggeri e robusti.

Esistono molte società in Italia che si concentrano a fornire delle competenze e un potenziamento della formazione per l’intero settore dell’industria meccanica.

Grazie alla formazione del personale è possibile affinare il prodotto aumentando la qualità e la durata.

In Italia le aziende che si occupano di meccanica di precisione vantano una lunga tradizione, per questo, nonostante il crollo della domanda interna avvenuto negli ultimi anni, all’estero è stato trovato un grande apprezzamento da parte della Cina.

Una nota azienda Italiana una decina di anni fa ha insediato una trentina di aziende meccaniche a Nanchino, nella provincia cinese dello Jiangsu, oggi sono viste come un modello di successo in tutto il sudest asiatico.

Molte di queste aziende che si sono stanziate in Cina sono specializzate nella meccanica di precisione, un ambito produttivo nel quale le competenze non si improvvisano certo poiché richiedono esperienza, professionalità e costante aggiornamento.

Industria Meccanica in Ripresa

Ha inizio la Ripresa.
Da pochissimi giorni è stata annunciata la ripresa dell’industria meccanica, infatti si stanno evidenziando gli andamenti della produzione di montaggi industriali di inizio 2014, l’Associazione industriale bresciana le annota all’interno dell’ultima nota congiunturale trimestrale del 2013.

Inoltre l’associazione dichiara che le aspettative per i prossimi mesi per la meccanica di precisione sono positive per affermare un inizio del recupero del settore manifatturiero provinciale dopo mesi di significativa fragilità, tornerà a fornire un contributo positivo alla crescita, sebbene modesto.

L’ultimo trimestre evidenzia recuperi nell’attività produttiva dell’1,7% sul trimestre precedente, mentre il tasso dello stesso periodo dell’anno scorso in confronto è piatto, prossimo allo zero (+0,1%).
Questo +0,1% è la nostra speranza visto che per 2 anni consecutivi era sempre stato negativo, infatti il 2013 si è chiuso con una flessione media della produzione pari al 3,7 per cento rispetto all’anno precedente.

Luigi Galdabini presidente di Ucimu Sistemi per Produrre, afferma che la domanda è tangibile, ma che rimane il problema della mancanza di liquidità per le imprese italiane.

L’industria della costruzione di macchine utensili italiana che comprende assemblaggi meccanici di precisione, assemblaggi di carpenterie, montaggi industriali, conferma per due anni consecutivi lo stesso risultato per quanto concerne la produzione, con un mercato interno atteso in ripresa nel 2014.

Il mercato interno dell’industria meccanica, invece, è in miglioramento, dopo avere probabilmente toccato il suo punto di caduta più basso, dovrebbe ora ritornare positiva.

Fonte: http://www.giornaledibrescia.it/
Fonte: http://www.tecnelab.it/

FIZ Group proiettati verso il futuro

Questa settimana una news che ha attirato la nostra attenzione in ambito “settore meccanico”.

Industria meccanica e robotica, la scalata di Fiz

Partiamo da FIZ S.p.a. colosso delle forniture industriali in Italia con sede a Verona e fornitore di importanti aziende tra cui Gardaland e Luxottica. La notizia interessa l’amministrazione alle prese con l’acquisizione da parte di Olivo Zampieri del 100% delle quote azionarie acquistate dal socio Silvano Salce.

Adesso il Gruppo FIZ capitanato da Olivo Zampieri e i due figli ingegneri Michele e Matteo, annovera tra le controllate Tecnofluid di Conegliano, Arcotec s.r.l. a Mantova, FIR di Ravenna, FIA di Soave e FIT di Rovereto e FIZ Robotica.

Proprio quest’ultima è rivolta all’automazione dimostrando che la famiglia Zampieri punta al rinnovo e all’investimento e continua a credere al settore della meccanica in Italia.

Del resto con un fatturato di 32,6 milioni di euro del 2012 e una previsione di chiusura del 2013 con un +8% non si può che non essere entusiasti.

“Con il controllo totale del Gruppo e con la nascita della nuova società Robotica”, dice Zampieri, “le prospettive sono di un ulteriore miglioramento, con un +10% di fatturato nel 2014”. E spiega: “L’automatizzazione degli impianti migliora l’efficienza delle aziende e consente maggiore competitività; riguarda specialmente le industrie alimentari, conciarie, le acciaierie, quelle della carta, il settore delle giostre e del divertimento, molto fiorenti nel Veneto”.

Fonte: http://www.larena.it/stories/Economia/604947_il_gruppo_fiz_cresce_e_punta_sulla_robotica/?refresh_ce&scroll=600

Meccanica di Precisione e ingegno italiano: la salvezza viene anche da qui

Ottobre 2013 produzione in crescita anche per il settore della Meccanica di Precisione

Notizie abbastanza positive giungono dal fronte lombardo.  L’attività produttiva delle imprese manifatturiere bresciane ha registrato in ottobre un ulteriore crescita.

La produzione è aumentata in diversi settori del chimico, gomma, plastica, legno, mobilia, materiali da costruzioni metallurgico e siderurgico, meccanica di precisione e meccanica tradizionale etc.

Sempre in questo periodo il rapporto presentato da Findomestic,  alla ventunesima edizione dell’Osservatorio sui consumi dei beni durevoli a Milano, denuncia il cambio di stile di vita degli italiani, riduzione delle spese per viaggi, vacanze, ristoranti, pizzerie, abbigliamento, svaghi e tempo libero.

Una graduale ripresa si avvertirà però nel 2014 ormai alle porte.

Nella percezione degli intervistati a ostacolare la crescita sono il peso di tasse e fisco, l’eccesso di debito pubblico, le politiche economiche errate.

La ricetta che l’Italia deve seguire?

Sempre secondo gli intervistati il Paese dovrebbe puntare sulle eccellenze del made in Italy che sono ambiente, paesaggio, storia, cultura, arte, ingegno inteso come meccanica di precisione e manifattura ad alto valore aggiunto.

Fonte: http://finanza.it.msn.com/firstonline/findomestic-consumi-ancora-in-calo-nel-2013-il-reddito-minimo-dignitoso-1359-euro-per-i-single

Fonte: http://www.bresciaoggi.it/stories/Economia/599269_industria_la_ripresa__lenta_ma_allorizzonte_c_il_sereno/?refresh_ce&scroll=155