Osservatorio-MECSPE

Il comparto manifatturiero italiano sta uscendo dal periodo congiunturale negativo. Secondo l’Osservatorio Mecspe realizzato da Senaf in vista della fiera internazionale delle tecnologie per l’innovazione (Fiere di Parma, 17-19 marzo 2016), un forte impulso verrà dalle imprese della meccanica e della subfornitura che mostrano segnali di ritrovata vitalità e guardano con estrema positività al futuro.

In particolare, sono le aziende che investono in innovazione ad avere le migliori performance con un aumento di fatturati e una soddisfazione crescente. Nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2014, si conferma, infatti, il trend positivo previsto nella rilevazione di fine 2014, con una crescita dei fatturati (per il 47% delle aziende), ordinativi adeguati alle esigenze finanziarie (70,8%) e una liquidità complessivamente soddisfacente (92,9%).

“L’Osservatorio Mecspe conferma i segnali di ripresa registrati nelle scorse settimane.”, commenta Emilio Bianchi, direttore di Senaf, “Ci troviamo di fronte a un mercato che comincia a correre e lo fa su un export a km zero. Le imprese della meccanica hanno capito alla perfezione che, beneficiare della ripresa economica, vuole anche dire prendere la via dell’internazionalizzazione, possibilmente approfittando dei mercati vicini e più stabili”.

Questa situazione di crescita si traduce per oltre 6 imprenditori su 10 in un alto grado di soddisfazione (64,1%) per l’andamento aziendale.

“Gli indici dimostrano una consistente fiducia, non solo nelle proprie performance, ma anche nell’andamento del mercato. Un’ottima notizia per l’intero Paese.” sottolinea Enrico Gallorini, partner diGRS Ricerca & Strategia, la società che ha condotto l’indagine.

Infatti, come emerge dall’Osservatorio, oltre la metà degli imprenditori (55,5%) si aspetta una crescita del mercato in cui operano nei prossimi 3 anni, un 10% in più rispetto a quanto si era registrato nello stesso periodo del 2014.

Guardando, invece, più nel breve periodo, quasi la metà degli imprenditori prevede, rispetto al secondo semestre dello scorso anno, di chiudere l’anno con fatturati in crescita (48,4%) mentre gli ordini già confermati per la seconda metà del 2015 sono stabili per il 49,3% e in crescita per il 36,9%.

Sul fronte dell’occupazione, nel primo semestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014, se il 58,5% delle imprese non ha variato il proprio numero dipendenti, è ben il 37,4% ad aver invece assunto nuovo personale. Stesso scenario per la seconda metà del 2015, con il 64% che prevede di mantenere stabile il numero di addetti e un 30,8% che intende aumentarlo.

Se il Jobs Act sostiene le imprese nelle assunzioni, la burocrazia rimane invece il primo elemento di criticità per gli imprenditori (86,6%), seguito dal costo del lavoro (81,4%) e dagli aspetti fiscali (81,2%). Non desta molta preoccupazione, invece, la rapida evoluzione del settore (47,1%), segnale di aziende in grado di assorbire i cambiamenti produttivi.

“Tra le nuove sfide che il mercato sta affrontando c’è, ad esempio, quella della produzione additiva, ovvero della prototipazione rapida e della stampa in 3D. Tecnologie innovative che trovano sei imprese su dieci informate e potenzialmente interessate ai vantaggi competitivi offerti”, conclude Bianchi.

Il settore dell’automazione industriale si espande a un tasso del 9% annuo. Il ruolo determinante di Pechino: è già il primo mercato al mondo, ma ha una densità robotica (il rapporto tra macchine e dipendenti) dieci volte inferiore a quella della Germania. Ecco perché non potrà che crescere.

Robotica, un mercato da 27 miliardi di dollari. Che cresce grazie alla CinaMILANO – La robotica è entrata sempre di più nella vita delle persone e soprattutto negli stabilimenti produttivi. Secondo una stima del Boston Consulting Group, si tratta di un mercato che alla fine del 2015 si attesterà a quasi 27 miliardi di dollari, in netta crescita rispetto ai 7,4 miliardi di dollari del 2000 e ai 10,8 miliardi di dollari del 2005. “Non a caso, ancora il Bcg stima una crescita del giro d’affari del 9% all’anno”, spiegano Massimo Siano di Etf Securities e Richard Lightbound, Partner&CEO della società partner Robostox. “Stiamo parlando di un settore in forte crescita come lo era l’informatica negli anni ’90. L’investitore finanziario è avvisato. Le nostre vite non saranno più le stesse con i robot in casa, a lavoro ed in vacvanza così come la nostra vite sono cambiate con l’invenzione di internet, computer e telefono mobile”.

A livello geografico, ancora una volta la parte del leone verrà svolta dalla Cina. “Il governo di Pechino sembra essere il più interessato a sviluppare il settore della robotica, secondo l’IFR (International Federation of Robotics), nonostante i principali partner delle società cinesi siano produttori robotici stranieri leader di mercato”. Se si guarda invece al settore industriale su cui scommettere, “quello più interessante sembra essere quello dei robot per l’industria manufatturiera seguito dal settore militare e dal commercio retail”. Proprio in Cina, oggi “le vendite di robot nel segmento industriale sono più che triplicate rispetto al 2012. Entro il 2017, i robot industriali opereranno in Cina in più stabilimenti produttivi che in Europa o in Nord America. Le unità operative nei prossimi 2 anni  raddoppieranno in Cina e saranno oltre 400.000. Per dare un’idea in Nord America, i numeri saliranno a circa 300.000 a le 340.000, sempre secondo l’Ifr”.

Il fatto rilevante è che, nonostante oggi la Cina sia il maggior mercato nella vendita di robot industriali, la cosiddetta “densità robotica” è ancora molto bassa: oggi “la Cina ha solo 30 robot industriali per 10.000 dipendenti nelle fabbriche. La densità robotica della Germania è dieci volte più grande, quella del Giappone è undici volte di più. In Nord America la densità robotica è di cinque volte superiore a quella in Cina, dove la maggior parte dei robot industriali sono usati per le operazioni (40%), la gestione e per la saldatura (36%). L’industria automobilistica è di gran lunga il più grande cliente (circa. 40% dei robot industriali sono per questo settore)”. La sostanza è che i margini di crescita di Pechino sono enormi.

Etf Securities ha lanciato lo strumento Robo-Stox proprio per l’investimento nel settore: un Etf quotato in Borsa che segue l’andamento del settore della robotica e dell’automazione, monitorato da scienziati e autorità mondiali. L’obiettivo è selezionare le imprese più innovative lungo tutta la catena del valore, cercando di catturare la crescita complessiva del settore e minimizzando il rischio di scommessa su aziende specifiche: comprende il 40% di azioni “bellwether” (aziende leader con business principale direttamente collegato alla robotica) e “non Bellwether”, che derivano una parte rilevante del loro business e delle loro entrate dalla robotica e automazione e hanno il potenziale per crescere in questo settore. Proprio in ottica d’investimento, sorge la domanda su quale siano le potenzialità del settore, che per forza di cose vedrà cadere i prezzi. “Vi sono robot che costano appena 25.000 dollari e vengono già utilizzati nelle applicazioni industriali. Abbiamo già l’economia di scala in questo settore. Il futuro sarà vedere più ingegneri che operai nelle fabbriche e gli ingegneri con gli operai altamente specializzati altro non faranno che programmare robot, per differenti mansioni”.

Il futuro in fabbrica sarà dunque “più ricerca e meno delocalizzazione nei paesi emergenti. Le imprese in Italia resteranno in Italia perché avranno minori costi di lavoro e non rischieranno di perdere il know how. La medicina sarà un settore drasticamente diverso nei prossimi anni. Un chirurgo esperto non opererà più direttamente con le sue mani ma utilizzerà la ‘videolaparoscopia’ all’ospedale. Oggi negli ospedali italiani già si possono eseguire interventi di calcoli alle colecisti con questa tecnica, così come le appendiciti, ernie, resezioni al colon, resezioni gastriche perché sono interventi decisamente meno invasivi. Con la videolaparoscopia il chirurgo può operare sul corpo del paziente attraverso minuscoli fori, anziché tagli con il bisturi; il sistema consente quindi interventi meno invasivi, con riduzione del rischio operatorio,della perdita ematica, e quindi anche della necessità di trasfusioni, delle cicatrici, del dolore post-operatorio. Di conseguenza ci saranno ricoveri più brevi. Il chirurgo, inoltre, avrà una migliore visione dell’anatomia su cui interviene, potendo operare seduto”.

 

Costruzioni meccaniche e settore metalmeccanico

Nel comparto metalmeccanico produzione in calo del 3,7% ma si attenuano le dinamiche negative

Tra gennaio e settembre i volumi di produzione metalmeccanica in  media si sono ridotti del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2012, ma  le dinamiche negative sono in «significativa attenuazione». La  debolezza della domanda interna e la moderata flessione dell’export  determinano questa situazione, anche se nei prossimi mesi le  esportazioni potrebbero beneficiare del parziale miglioramento  dell’attività produttiva in corso nell’Unione europea.

La congiuntura resta debole Lo evidenzia l’indagine di Federmeccanica presso un campione di  imprese, sottolineando che la congiuntura resta debole, anche se  appaiono superate le dinamiche fortemente recessive che hanno  caratterizzato il settore nel primo trimestre. In particolare tra luglio  e settembre, così come nel trimestre precedente, cresce il grado di  utilizzo degli impianti e migliora il portafoglio ordini, ma le imprese  del montaggio meccanico non prevedono per l’ultimo quarto dell’anno mutamenti di  rilievo del quadro congiunturale, fatta eccezione per un parziale  aumento delle quote di fatturato indirizzate all’export.

La produzione è in calo dello 0,5% Federmeccanica nell’indagine congiunturale mette in luce come la  produzione industriale complessivamente ha registrato nel terzo  trimestre un calo dello 0,9% rispetto al secondo trimestre, mentre  l’attività metalmeccanica si è ridotta dello 0,5% dopo il parziale  recupero del secondo trimestre (+0,7%). A livello settoriale, per la  produzione metalmeccanica nel terzo trimestre rispetto all’analogo  periodo del 2012 la caduta più pesante interessa la metallurgia (-6,5%),  le macchine e gli apparecchi meccanici (-4,3%), gli autoveicoli e i  rimorchi (-1,2%), mentre il confronto tendenziale segnala una crescita  sia per i prodotti in metallo (+3,2%) che per computer, radio Tv  (+2,9%). Siamo ancora lontani dai livelli pre-crisi. Sempre nel terzo  trimestre 2013 la produzione metalmeccanica in Italia resta del 31,4% al  di sotto rispetto al 1° trimestre 2008. Siamo distanti dalla Germania  che è al di sotto del 2,8% rispetto ai livelli pre-crisi, ma anche dalla  Ue che fa registrare in media un -13,8%, la Gran Bretagna -5,9%, la  Francia -21,6%. Peggio dell’Italia troviamo la Spagna che resta al di  sotto del 37,1% rispetto al periodo pre-recessivo.

Export in flessione verso la Ue e gli Usa Anche se tra gennaio e agosto le esportazioni metalmeccaniche sono  mediamente diminuite del 2,3%, nei mesi più recenti c’è stata  un’attenuazione delle tendenze negative. Sui 123,6 miliardi di export,  il calo dei flussi indirizzati all’area comunitaria è stato del 5,3%, ma  questi Paesi incidono per il 51,4% sulle nostre esportazioni  metalmeccaniche: in particolare si è avuta una flessione del 6,3% dei  flussi verso la Germania e del 6% verso la Francia. Questo calo è stato  solo in parte compensato dalle variazioni moderatamente positive delle  quote di fatturato dirette verso i Paesi extra Ue (+ 1,1%), in  particolare dall’incremento del 9,1% dei flussi verso la Cina e del 14,7%  verso la Russia. Probabilmente a causa dell’apprezzamento dell’euro  rispetto al dollaro, si registra una contrazione del 3,6% dell’export  verso gli Usa, dove nel biennio 2011-2012 si erano registrati tassi  annuali di crescita a due cifre. Tra gennaio-agosto 2013 le importazioni  metalmeccaniche sono diminuite del 7,9% mentre l’attivo della bilancia  settoriale, potrebbe superare i 65 miliardi a fine 2013.

 

Più di 214mila lavoratori in Cig A fronte di una sostanziale stabilità dei livelli occupazionali  nelle imprese con oltre 500 addetti, tra gennaio e settembre il ricorso  alla cassa integrazione guadagni è aumentato del 5,5%, le ore  autorizzate equivalgono a più di 214mila addetti a tempo pieno non  utilizzati nei processi produttivi. Le previsioni occupazionali restano  negative, poiché «l’eccesso di occupazione rispetto ai volumi prodotti e  l’attesa debole evoluzione dell’attività produttiva» inducono le  imprese metalmeccaniche a «prevedere per i prossimi sei mesi un  ridimensionamento degli attuali livelli occupazionali».

……… e poi dicono agli imprenditori di essere più coraggiosi !!!!!

Fonte: http://www.laborandi.net/articolo/vedi/3250

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