Osservatorio-MECSPE

Il comparto manifatturiero italiano sta uscendo dal periodo congiunturale negativo. Secondo l’Osservatorio Mecspe realizzato da Senaf in vista della fiera internazionale delle tecnologie per l’innovazione (Fiere di Parma, 17-19 marzo 2016), un forte impulso verrà dalle imprese della meccanica e della subfornitura che mostrano segnali di ritrovata vitalità e guardano con estrema positività al futuro.

In particolare, sono le aziende che investono in innovazione ad avere le migliori performance con un aumento di fatturati e una soddisfazione crescente. Nei primi sei mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2014, si conferma, infatti, il trend positivo previsto nella rilevazione di fine 2014, con una crescita dei fatturati (per il 47% delle aziende), ordinativi adeguati alle esigenze finanziarie (70,8%) e una liquidità complessivamente soddisfacente (92,9%).

“L’Osservatorio Mecspe conferma i segnali di ripresa registrati nelle scorse settimane.”, commenta Emilio Bianchi, direttore di Senaf, “Ci troviamo di fronte a un mercato che comincia a correre e lo fa su un export a km zero. Le imprese della meccanica hanno capito alla perfezione che, beneficiare della ripresa economica, vuole anche dire prendere la via dell’internazionalizzazione, possibilmente approfittando dei mercati vicini e più stabili”.

Questa situazione di crescita si traduce per oltre 6 imprenditori su 10 in un alto grado di soddisfazione (64,1%) per l’andamento aziendale.

“Gli indici dimostrano una consistente fiducia, non solo nelle proprie performance, ma anche nell’andamento del mercato. Un’ottima notizia per l’intero Paese.” sottolinea Enrico Gallorini, partner diGRS Ricerca & Strategia, la società che ha condotto l’indagine.

Infatti, come emerge dall’Osservatorio, oltre la metà degli imprenditori (55,5%) si aspetta una crescita del mercato in cui operano nei prossimi 3 anni, un 10% in più rispetto a quanto si era registrato nello stesso periodo del 2014.

Guardando, invece, più nel breve periodo, quasi la metà degli imprenditori prevede, rispetto al secondo semestre dello scorso anno, di chiudere l’anno con fatturati in crescita (48,4%) mentre gli ordini già confermati per la seconda metà del 2015 sono stabili per il 49,3% e in crescita per il 36,9%.

Sul fronte dell’occupazione, nel primo semestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014, se il 58,5% delle imprese non ha variato il proprio numero dipendenti, è ben il 37,4% ad aver invece assunto nuovo personale. Stesso scenario per la seconda metà del 2015, con il 64% che prevede di mantenere stabile il numero di addetti e un 30,8% che intende aumentarlo.

Se il Jobs Act sostiene le imprese nelle assunzioni, la burocrazia rimane invece il primo elemento di criticità per gli imprenditori (86,6%), seguito dal costo del lavoro (81,4%) e dagli aspetti fiscali (81,2%). Non desta molta preoccupazione, invece, la rapida evoluzione del settore (47,1%), segnale di aziende in grado di assorbire i cambiamenti produttivi.

“Tra le nuove sfide che il mercato sta affrontando c’è, ad esempio, quella della produzione additiva, ovvero della prototipazione rapida e della stampa in 3D. Tecnologie innovative che trovano sei imprese su dieci informate e potenzialmente interessate ai vantaggi competitivi offerti”, conclude Bianchi.

Sabatini-bis confermata a tutto il 2016, bonus fiscale per chi investe in macchinari tra i provvedimenti «in pole» nella Legge di Stabilità. Per il settore non è una vittoria completa ma le parole del sottosegretario all’economia Enrico Zanetti rassicurano la platea di imprenditori che lo ascolta alla Emo di Milano, maggiore rassegna mondiale delle macchine utensili. Impianti che finalmente vengono acquistati con volumi crescenti anche in Italia, dopo anni di mercato interno in caduta libera. Risalita quanto mai gradita per un comparto da 400 imprese e 32mila addetti, in grado di offrire un contributo al Pil di oltre sette miliardi di euro. «Il corso favorevole degli eventi – spiega il presidente di Ucimu-Sistemi per produrre Luigi Galdabini – deve ora essere rafforzato da misure aggiuntive, rendendo strutturali gli incentivi previsti dalla Legge Sabatini-bis e prevedendo provvedimenti ad-hoc per incentivare la sostituzione dei macchinari obsoleti.

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Nei primi 6 mesi del 2015 l’export di macchinari prodotti in Italia è cresciuto dell’8,6% sul 2014. Particolarmente positivi i trend delle esportazioni verso Regno Unito (+142,4% rispetto al 2014), Repubblica Ceca (+83,9%) e Russia (+58,1%). Il mercato più importante per l’Italia resta comunque quello degli Usa, che vale da solo circa 176,4 milioni di euro.

«Siamo portati per la qualità delle soluzioni che offriamo perché non possiamo puntare sui grandi volumi e le economie di scala. Così abbiamo conquistato nicchie di mercato in mezzo mondo».

Per Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, il successo delle Pmi “globali”, che vendono pompe, valvole, agromacchine e imballatrici, ricambi e componenti “in ferro” per i più diversi impieghi, sta tutta nell’aver trasformato l’handicap delle dimensioni (rispetto ai colossi tedeschi, giapponesi e coreani) in un vantaggio competitivo.

Forniture su misura. Macchinari, componentistica e impianti personalizzati, ritagliati, con precisione sartoriale, per i differenti clienti sparsi tra continenti e fusi orari. Ma concorrenziali nel prezzo, qualificati per materiali e tecnologicamente innovativi. In grado, dove serve, di recuperare efficienza e azzerare (o ridurre di molto) l’impatto ambientale.

Un modello di penetrazione “porta a porta” – cioè andandosi a cercare i clienti e a sviluppare con loro e per loro soluzioni personalizzate – che funziona dall’Europa (Germania soprattutto) agli Usa, dal Messico (hub produttivo del Nordamerica) alla Cina e in tutti quei Paesi dove le infrastrutture (Medio Oriente, Sudamerica) e l’attività estrattiva (dal Mozambico al Canada, in attesa che la Russia si sblocchi) sono essenziali a far correre il Pil.

Ma la meccanica ( che vale oltre il 7% del Pil nazionale, quasi 190 miliardi di euro di export, circa la metà di quello dell’intero paese) è anche una “galassia” dove alcuni settori (dal packaging alle macchine utensili) sono cresciuti a doppia cifra, anche negli anni della crisi. Mentre altri (dai prodotti in metallo all’edilizia) sono stati risucchiati nel tracollo del mercato interno. Uno tsunami che ha travolto chi non esportava. Dal 2008, il settore, complessivamente, ha perso 30 punti. Oggi cresce. Piano. Federmeccanica si attende un +2% entro il 2015.

Lo stesso trend emerge dai dati di Anima (l’associazione della meccanica varia). La produzione 2015 arriverà a 40 miliardi di euro dai 39,3 dello scorso anno (+0,8%). L’export arriverà a 23,5 miliardi (+1,1% sul 2014) . Investimenti e occupazione tengono ma non risalgono.

Per Alberto Caprari , presidente di Anima, rispetto all’Italia, «all’estero c’è più attenzione alla tecnologia che fa risparmiare sull’intero ciclo di vita di una macchina complessa. Se un sistema fa risparmiare in manutenzione o, significativamente, in consumo di energia, i clienti esteri mostrano più sensibilità e sono disposti anche a un maggiore prezzo di acquisto. Sanno che la tecnologia si paga. Molti imprenditori italiani invece ancora non riescono a ragionare negli stessi termini».

«Questo perché in Italia manca ancora – spiega Giancarlo Losma, presidente di Federmacchine – una cultura d’impresa. Nelle nostre Pmi ci sono troppo pochi manager. E non è solo questione di “taglia”. La Germania ha più piccole imprese dell’Italia. Ma il 70% delle loro Pmi ha manager, soprattutto per l’export. Da noi solo il 40».

Se l’export 2014 di macchinari è andato bene (+2,1%, 26 miliardi) Losma spezza una lancia anche a favore dell’Italia. «Dieci anni fa – dice – il 25% dei macchinari in Italia aveva più di 20 anni». Figuriamoci oggi. Se a ciò si aggiungono la proroga, atutto il 2015 degli incentivi della legge Sabatini e il bonus macchinari, chiuso al 30 giugno, si capisce perchè la domanda di beni strumentali, in Italia, è tornata positiva: +10,8%, pari a 17,3 miliardi. «E nel I trimestre 2015 – conclude Losma – la crescita è stata del 15,4%. Ma serve che le misure diventino strutturali ».

Del resto, che l’Italia non sia una partita persa, ad esempio, per la meccatronica lo dimostra il successo della fiera dell’automazione industriale Sps Ipc Drive (alla 5° edizione) che ogni anno si tiene a Parma, organizzata dai tedeschi di Messe Frankfurt. «La forza – spiega l’ad di Messe Frankfurt, Donald Wich – sta nell’aver riempito un vuoto italiano in un settore, l’automazione industriale, in crescita esponenziale in tutto il mondo. E che ha in Italia nicchie produttive di assoluta eccellenza. L’automazione presentata a Parma può poi essere declinata dall’alimentare ai trasporti, dalla farmaceutica alla robotica».

Imprese, 900 mila posti di lavoro in arrivo nel 2015

L’osservatorio Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro stima una crescita del 15% rispetto allo scorso anno.Saldo occupazionale ancora negativo (-60mila) ma in riduzione. Meccanica e terziario avanzato tornano in positivo. Piccole imprese e Sud in affanno. IL RAPPORTO IN ALLEGATO

Oltre 910mila entrate programmate dalle imprese dell’industria e dei servizi con almeno un dipendente, 119mila in più rispetto al 2014; una ripresa della manifattura italiana in chiave di innovazione e qualità; ancora negativo ma in miglioramento il saldo fra “entrate” e “uscite” nel settore privato. Sono le notizie per l’anno 2015 del Sistema informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere e Ministero del Lavoro. Che segnala anche la stabilizzazione, grazie alle misure introdotte dal Jobs act, di circa 170mila lavoratori e la creazione di circa 55mila nuovi posti di lavoro che non si sarebbero avuti quest’anno a legislazione invariata.

La manifattura italiana, soprattutto quella più innovativa e proiettata sui mercati esteri (dalla meccanica all’alimentare, dal chimico-farmaceutico alla plastica), pare sia passata al contrattacco: nel 2015 una industria su cinque assumerà personale dipendente, mentre nel 2014 era una su sei. Nel complesso, sono 186.600 le entrate attese in questo settore (+31.300 rispetto allo scorso anno). Nel mirino dei “cacciatori di teste” delle imprese del Made in Italy, figure professionali a maggior qualificazione da impiegare nella progettazione (aumenta la richiesta di ingegneri), nell’innovazione digitale (a cominciare dagli analisti e progettisti di software) e nell’ideazione di nuove strategie commerciali (grazie ai tecnici delle vendite). Ma anche tanti operai specializzati richiesti soprattutto dall’industria alimentare e meccanica. Aumenta poi di due punti percentuali la quota di imprese dei servizi che ha programmato assunzioni di personale dipendente, passando dal 13,8% al 15,9%. Oltre 639mila i lavoratori complessivi in ingresso in questo settore (+73.200 rispetto al 2014).

A crescere in misura consistente quest’anno è il lavoro “stabile”, a cominciare dai nuovi contratti a tutele crescenti che dovrebbero essere 249.200 rispetto ai 146mila “vecchi” contratti a tempo indeterminato programmati lo scorso anno. Interrogate su queste 249mila assunzioni, le imprese hanno indicato, quale media della motivazione prevalente, che 132.700 (il 53,2%) sarebbero comunque state messe in programma, che 35.400 non sarebbero state previste senza il Jobs Act (14,2%) e che, grazie a questo, oltre 19mila verrebbero anticipate a quest’anno (7,7%). Inoltre, per 62mila assunzioni circa si tratterebbe di un cambio rispetto a una tipologia contrattuale “atipica” originariamente prevista (24,9%). A quest’ultima quota di “precari” stabilizzati grazie al Jobs Act, va aggiunta una buona parte di quelle 117mila trasformazioni di contratti dal tempo determinato all’indeterminato di personale già alle dipendenze delle imprese che possono essere state influenzate o stimolate dall’introduzione della nuova disciplina. Complessivamente, quindi, si può ritenere che quasi 54.500 delle assunzioni previste con contratto a tutele crescenti siano in effetti  assunzioni aggiuntive  favorite dal Jobs Act.

In aumento la domanda di lavoro
Nel corso del 2015, le imprese italiane dell’industria e dei servizi (con almeno un dipendente a inizio anno) hanno programmato di realizzare complessivamente oltre 910.300 “entrate” di nuovo personale: quasi 118.900 in più rispetto al 2014, con un incremento del +15,0%. Ne faranno parte oltre 721.700 assunzioni dirette (+17,7% quelle a carattere stagionale e non stagionale) e circa 188.600 nuovi contratti di lavoro atipici (di somministrazione o parasubordinati + 5,9%).

La riscossa del Made in Italy
Che la ripresa economica del nostro Paese abbia nella manifattura l’elemento trainante emerge con chiarezza dai programmi occupazionali formulati dalle imprese. L’allargamento della platea delle imprese intenzionate ad assumere (maggiore nella manifattura rispetto ai servizi), l’incremento delle assunzioni dirette (+19,7% nell’industria in senso stretto a fronte del +16,2% dei servizi) e, soprattutto, il più consistente investimento in profili professionali di livello elevato fanno capire che una parte della nostra industria leggera sta scommettendo sul suo futuro. E lo fa puntando sull’innovazione e sulla qualità, investendo su quelle figure qualificate che possono fare la differenza in un mercato sempre più competitivo e allargato, ormai non solo nell’industria ma sempre più anche nei servizi.Così va letta, all’interno delle 721.700 assunzioni alle dirette dipendenze delle imprese dei diversi settori economici programmate per quest’anno, la crescente domanda di professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione (39.580, +6.420), tra le quali spicca la richiesta di Analisti e progettisti di software (8.050, +2.520 rispetto al 2014) e di Ingegneri (9.040, +1.780). Tra le professioni tecniche (77.560 nel loro complesso, +15.770 rispetto al 2014), aumenta la domanda di quei profili che operano in campo scientifico, ingegneristico e della produzione (26.120, +6.730). Tra questi, i Disegnatori industriali (4.470, +1.960) sono la professione che registra la maggior variazione percentuale rispetto allo scorso anno. Tra le professioni tecniche in attività organizzative, amministrative, finanziarie e commerciali (36.160, +6.670), spicca la richiesta di Tecnici della vendita e della distribuzione (10.170, +2.090). In termini relativi, l’aumento più elevato della domanda tra i profili professionali “tecnici” riguarda tuttavia quelli del campo delle scienze della salute e della vita (10.500 assunzioni, con un incremento del +36,4%, pari a +2.800 dipendenti), tra i quali si distinguono in particolare le professioni sanitarie, infermieristiche e ostetriche (5.050, +1.720).L’espansione della domanda di lavoro ha un riflesso notevole anche sui diversi profili di Operai specializzati (91.600 nel complesso, +7.500 rispetto al 2014) e soprattutto di Operai di macchinari fissi e mobili (85mila, +22.600), in particolar modo quelli addetti alle catene di montaggio automatizzate, alle lavorazioni metalliche, all’assemblaggio, ai macchinari dell’industria alimentare.

Spazio a 202 mila giovani “under 30”
Ai giovani quest’anno le imprese ritengono di poter riservare oltre 202mila delle 721.700 assunzioni (non stagionali e stagionali), pari al 28% del totale. Spazi maggiori sembrano aprirsi nelle imprese dei servizi (156.600), rispetto a quelle dell’industria nel suo complesso (45.600). Più intensa la presenza giovanile nel Nord Ovest, dove la quota di assunzioni destinate agli under 30 sfiora il 32%, e tra le imprese con oltre 250 dipendenti, nelle quali la percentuale raggiunge il 36%.Meno precari nelle impreseAi 721.700 lavoratori stagionali e non stagionali alle dirette dipendenze delle imprese si aggiungono 110mila interinali, fino ad arrivare a un totale di circa 831.700 assunzioni di personale dipendente per il 2015. Per ricostruire il totale delle oltre 910.300 entrate programmate dalle imprese occorre, infine, tener conto anche dei 45.700 lavoratori con contratti a progetto e i 33mila collaboratori a partita Iva e occasionali. Diversa è, però, la richiesta di queste diverse tipologie di lavoratori rispetto allo scorso anno: l’aumento più consistente è quello riguardante i contratti a tempo indeterminato (249.200, +103.200 rispetto al 2014), mentre decisamente meno consistente appare l’incremento dei contratti a tempo determinato (205.200, +15.150) e quello degli interinali (110mila, +25.500). Si ridurranno, invece, i contratti di apprendistato (34.100, -700) e i contratti a chiamata (12mila, -2.600). In diminuzione sensibile anche le forme atipiche: saranno 45.700 i contratti a progetto (-12.900) e 33mila le partite Iva (-2.100).

Lombardia a passo doppio 
Se il Nord Ovest è l’area che concentra il maggior numero delle 910.300 entrate complessivamente previste (circa 270mila, pari a poco meno del 30% del totale), la Lombardia, prima regione nella classifica a livello nazionale, ha addirittura il passo doppio rispetto al Veneto, maglia d’argento nella graduatoria: 178.400 gli ingressi programmati contro 92.500. A seguire l’Emilia Romagna, con 87.300 entrate, quindi il Lazio con 82.900. Sul fronte opposto, le tre “piccole” regioni italiane: Molise (3.200 entrate), Valle d’Aosta (3.900) e Basilicata (7.500). A livello provinciale, Milano è leader (83.600), seguita a una certa distanza da Roma (67.100). Napoli, al terzo posto, registra 36mila entrate, quindi Torino (34mila) e Verona (22mila).

Saldo ancora negativo ma ridotto rispetto al 2014
Ancora un segno meno potrebbe accompagnare il bilancio tra entrate e uscite nel settore privato anche nel 2015 ma con un forte miglioramento rispetto al 2014. Un saldo che, tuttavia, presenta margini di miglioramento nella seconda metà dell’anno, quando le uscite ormai già programmate dalle nostre imprese potrebbero essere maggiormente bilanciate da entrate di nuovo personale oggi non del tutto prevedibili ma che si manifesterebbero a seguito di segnali di ripresa più decisi.   Nel complesso, per quest’anno il saldo dovrebbe essere di 60.400 posti di lavoro in meno, in deciso miglioramento, quindi, rispetto ai -144mila previsti dalle imprese lo scorso anno. In altre parole, un aumento netto della domanda di lavoro di oltre 83mila unità, pari a quasi 94 entrate ogni 100 uscite, a fronte di un rapporto tra le due pari a 85 un anno fa. Che la “macchina” dell’occupazione sia comunque in movimento è evidente dalle previsioni formulate dalle diverse “taglie” di impresa e dai singoli settori economici. La riduzione di posti di lavoro sarà ancora consistente tra le imprese minori (-47mila il saldo di quelle fino a 9 dipendenti e -17mila per quelle da 10 a 49 dipendenti), mentre si attenua nella classe intermedia (-7.200 per quelle con 50-249 dipendenti). In aumento, invece, l’occupazione nelle imprese maggiori: 1.200 posti in più verranno creati dalle imprese con 250-499 dipendenti e quasi 10mila da quelle con oltre 500 dipendenti. Posti di lavoro in crescita in cinque settori manifatturieri: meccanica (+2.200), chimica e farmaceutica (+600), gomma e materie plastiche (+500) e alimentare (+200). Ancora consistente, invece, la riduzione di personale attesa soprattutto dalle industrie tessili, dell’abbigliamento e delle calzature (-4.660), del legno e mobile (-2.620) e della lavorazione dei minerali non metalliferi (-2.130). Tra i servizi, è attivo il bilancio fra entrate e uscite per i Servizi informatici e delle comunicazioni (+2.100) e per i Servizi avanzati di supporto alle imprese (+2.500). Elevata, invece, la contrazione di personale prevista dal Commercio al dettaglio (-6.650) e dai Servizi di alloggio e ristorazione (-7.890).Considerando i soli lavoratori stagionali e non stagionali, tutte le regioni dovrebbero registrare a fine anno una riduzione di personale compresa tra i -200 lavoratori della Basilicata e i -8.850 della Lombardia. A livello provinciale, spiccano invece i dati positivi di Milano e di Catania, in cui Excelsior prevede un incremento occupazionale pari a 2.200 posti di lavoro, nel primo caso, e a +600 nel secondo (rispettivamente, +0,2% e +0,5% i saldi in percentuale). Inoltre, a Napoli e Matera le imprese prevedono di mantenere stabili i posti di lavoro attuali.

Dalla meccanica lo sprint del Nord

Negli ultimi 12 anni uno dei fenomeni più positivi che hanno interessato l’economia italiana è stato sicuramente il notevole sviluppo dell’export di macchine e apparecchi per l’industria e per impieghi generali. Un fenomeno che ha spostato pesantemente gli equilibri della specializzazione manifatturiera internazionale del nostro Paese, che oggi non è più soltanto cibo, moda e mobili (prodotti che restano comunque tutti dei nostri grandi punti di forza), ma è diventato anche e soprattutto meccanica, oltre che mezzi di trasporto, gomma-plastica e chimica-farmaceutica.

In questa evoluzione, la cui rilevanza non è stata ancora ben compresa dagli economisti e dagli analisti, le macchine e gli apparecchi hanno giocato un ruolo decisivo. Infatti, l’export totale di questo comparto della meccanica (che in base alla Classificazione standard internazionale del commercio è riconducibile a 4 voci e comprende tutti gli apparecchi e le macchine ad esclusione degli elettrodomestici) tra il 2002 e il 2014 è salito da 50,4 a 81,4 miliardi di euro, con un incremento di ben 31 miliardi. L’export di macchine e apparecchi verso i Paesi Ue nello stesso periodo è cresciuto da 26,9 a 35,1 miliardi, soffrendo un po’ negli ultimi anni per il rallentamento del mercato interno europeo, mentre l’export extra-Ue è praticamente raddoppiato, passando da 23,4 a 46,3 miliardi, a dimostrazione di quanto sia infondato lo stereotipo secondo cui le nostre imprese non sanno spingersi verso mercati lontani. Nel 2014, la bilancia commerciale italiana con l’estero di macchine e apparecchi è stata di ben 55 miliardi di euro, la terza migliore al mondo.

Un momento decisivo ed anche emblematico è stato il 2008, anno in cui l’export extra-Ue di macchine e apparecchi ha superato quello verso i Paesi Ue. Nel 2002 l’export verso la Ue era di 3,5 miliardi più alto di quello verso i Paesi extra-Ue. Nel 2014, invece, nonostante la crisi russo-ucraina e il rallentamento della Cina, l’export di macchine e apparecchi verso i Paesi extra-Ue è stato di 11,2 miliardi superiore a quello verso la Ue.

Nell’export totale di macchine e apparecchi l’Italia è seconda assoluta in Europa dietro la Germania, che nel 2014 ha esportato 182,8 miliardi. Grosso modo, il nostro export misurato in valore è stato lo scorso anno pari al 45% di quello tedesco, ma di oltre 30 miliardi più alto sia di quello inglese sia di quello francese. Il solo Nord Italia, se fosse inserito in una graduatoria dei Paesi Ue, risulterebbe essere il secondo esportatore di macchine e apparecchi d’Europa dopo la Germania, con esportazioni superiori a quelle di Gran Bretagna e Spagna considerate insieme.

Delle 4 categorie statistiche riconducibili alle macchine e agli apparecchi, l’unica in cui l’Italia non è seconda esportatrice della Ue è quella che riguarda le macchine generatrici e i motori, dove è quarta dopo Germania, Regno Unito e Francia. Nelle altre tre categorie il nostro Paese è invece sempre secondo esportatore con larghissimo margine di vantaggio sulle altre nazioni. Nelle macchine e negli apparecchi per la lavorazione dei metalli l’Italia ha esportato nel 2014 5,7 miliardi di euro, circa la metà della Germania ma più di Francia, Regno Unito, Olanda, Spagna e Svezia tutte insieme. Il Nord Italia da solo è il secondo esportatore della Ue di macchine per i metalli con 5,4 miliardi e lo è anche la Lombardia con 2,23 miliardi, che esporta più di intere grandi nazioni europee.

Nelle altre macchine specializzate per particolari industrie (che comprende tutti gli altri tipi di macchine, da quelle agricole a quelle tessili, per le plastiche e la gomma, per la carta, le pelli, il vetro, ecc. con la sola esclusione delle macchine per imballaggio) l’Italia ha esportato nel 2014 22,1 miliardi di euro, anche in questo caso circa la metà della Germania. Ma l’export italiano è stato più alto di quelli di Francia e Regno Unito insieme, con il Nord Italia che è secondo esportatore della Ue con un valore delle vendite di 18,7 miliardi che è doppio sia di quello della Francia sia di quello del Regno Unito e con Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto che, ciascuna singolarmente, esportano più di Svezia o Spagna.

Infine, c’è il grande comparto degli apparecchi e delle macchine per uso generale (che comprende pompe, forni, valvole, rubinetti, ingranaggi, impianti di sollevamento, macchine per imballaggio, ecc.). In questa categoria di prodotti l’export italiano del 2014 ha raggiunto i 41,2 miliardi dietro la Germania con 82 miliardi. L’Italia ha esportato lo scorso anno più di Francia e Spagna insieme, mentre il Nord Italia ha esportato 1 volta e mezza più della Francia e oltre 2 volte il Regno Unito. In questa categoria di apparecchi e macchine l’export della Lombardia è stato superiore a quello dell’Olanda, l’export dell’Emilia-Romagna più alto di quello della Spagna e l’export del Veneto più alto di quello della Danimarca.

È tempo di manifatturiero 2.0

Cosa salverà il Veneto? Chi si occupa di economia territoriale non ha dubbi: il digital manufactoring, la manifattura digitale, ovvero l’innovazione e la tecnologia unite all’artigianalità e alla tradizione. Una manifattura tecnologica in grado di costruire prodotti innovativi con la capacità artigianale di chi è flessibile ad ogni esigenza del mercato e alla necessità di ottimizzare i costi. È un connubio che la crisi ha reso necessario.

La dura prova a cui è stata sottoposta la manifattura veneta ha spazzato centinaia di aziende tradizionali, facendo sopravvivere e crescere imprese fondate sul dualismo innovazione-tradizione. E non si tratta solo di innovazione di prodotto – in tutti i campi, da quello “pesante” della meccanica, che in regione costituisce il 40,8% delle imprese dell’industria e occupa il 43,7% degli addetti, a quello più “leggero” della moda –, ma anche di innovazione nella governance aziendale (come l’apertura ai fondi stranieri), nella struttura organizzativa e di processo (come l’adozione del metodo Lean), nell’approccio ai mercati esteri.

Le produzioni innovative non si contano; non hanno sostituito i settori tradizionali, bensì sono un’evoluzione di essi. Ne è un esempio la robotica, naturale trasformazione di aziende meccaniche, che hanno sviluppato nicchie all’avanguardia. Come la Elle Emme di Villafranca Padovana, 40 anni di esperienza nella meccanica di precisione, 30 addetti dell’età media di 30 anni (due assunti negli ultimi mesi) e la previsione di un fatturato di 4 milioni nel 2014 (+15% rispetto al 2013) dopo la crescita del 10% negli ultimi tre anni. L’azienda ha realizzato soluzioni robotizzate, tra gli altri, per la multinazionale americana Applied Robotics Inc. «La vera ricchezza della nostra azienda sono le persone – dice il presidente Luigi Facco –, con la loro capacità di trasferire il know-how in nuovi progetti». C’è anche la vicentina Hibot, società che si sta specializzando nella produzione di automi per ispezioni elettriche e montaggi in grandi impianti. L’azienda è nata grazie ad un quarantenne mantovano che dopo 14 anni passati in Giappone a studiare i robot, ha deciso di investire in Italia.

Il Veneto è all’avanguardia per le stampanti 3D, settore in cui leader è la Dws di Zanè, nel Vicentino, da vent’anni al lavoro con questa tecnologia e oggi corteggiata dalle grandi multinazionali. L’Acc di Mel, in provincia di Belluno, maggior produttore italiano di compressori, uscita dal rischio chiusura dopo l’acquisizione da parte della multinazionale cinese Wanbao, trova il rilancio grazie all’uso di un software di modellazione 3D. Produzioni innovative si trovano in comparti insospettabili: la Texa di Monastier di Treviso, leader mondiale negli strumenti diagnostici, ha realizzato speciali occhiali per la realtà aumentata in grado di connettere l’automobile alla rete e permettere una diagnosi veloce delle problematiche dell’auto (freschi vincitori dell’Automechanika innovation award in Germania). Dei 450 dipendenti di Texa, ben 150 fanno ricerca.

Ancora: i manager di Amazon sono venuti da Seattle per copiare la tecnologia di Pianca, impresa di arredamento di Gaiarine, sempre nel Trevigiano, che ha progettato e realizzato un particolare impianto di imballaggio per la spedizione degli arredi. Abbatte del 95% l’utilizzo delle materie plastiche, attraverso una scansione tridimensionale degli oggetti da imballare e l’introduzione di cuscinetti antiurto.

Grazie agli investimenti in innovazione corrono anche settori tradizionali come l’occhialeria – nel 2013 il valore delle esportazioni è salito a 2,1 miliardi, il 6,3% in più rispetto al 2012, in un distretto che copre circa l’80% della produzione nazionale –, o la concia, che ha visto un 2013 eccezionale, con una crescita dell’export del 10%, a circa due miliardi di euro di valore. E nella moda registrano record di guadagni Bottega Veneta, Moncler, Diadora, Falconeri, il brand di alta gamma da qualche mese di proprietà di Calzedonia. «Per quest’ultimo marchio selezioniamo con estrema cura le materie prime – ha detto Sandro Veronesi, presidente di Calzedonia, gruppo che ha chiuso il 2013 con 1,6 miliardi di fatturato –, mantenendo però un buon rapporto qualità-prezzo. Ora puntiamo ad espanderci maggiormente all’estero. Continuando ad innovare».

Globalmec raccolta fondi pro Emilia

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La Società GLOBAL MEC srl, ha promosso al suo interno una raccolta fondi pro terremotati dell’Emilia.

Il nostro pensiero va molto spesso verso queste terre, dove Global Mec opera attivamente con il proprio personale per attività quali montaggi meccanici di precisione, messa in opera di carpenterie e impianti, oltre a manutenzioni meccaniche industriali.

 

È forte pertanto il senso di responsabilità nell’agire con iniziative di solidarietà, per aiutare incondizionatamente quest’area che ci unisce con Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, non solo a livello lavorativo, ma anche negli usi e costumi abitudini e mentalità.

“NIENTE PAURA , SU LA TESTA” è l’esempio concreto su cosa si vuole dire.

Questa frase è scritta su di un cartello all’entrata di Mirandola, ed è con quest’animo che GLOBAL MEC spera di riuscire a dare il suo piccolo aiuto con la raccolta fondi pro Emilia.

Iniziative simili sono prese in considerazione anche da molte altre  aziende, l’importante è fare presto, per alleviare il disagio della gente che si trova a vivere in una situazione dove manca quasi tutto, e contemporaneamente avviare una ricostruzione delle fabbriche, per fare ripartire prima possibile le attività produttive, come detto anche dalla Confindustria di Modena.

Sarebbe opportuno costruire e montare strutture di carpenteria, per i capannoni, evitando così problemi con le nuove scosse di terremoto, ma le varie attività da quella biomedicale a quella meccanica non sono facilmente trasferibili. I macchinari di produzione per la meccanica di precisione, per continuare i montaggi meccanici, sono ancora sotto i capannoni crollati, il biomedicale ha bisogno di reparti sterilizzati ad atmosfera controllata e questo vale anche per molte altre attività a base meccanica che vengono svolte in queste zone.

GLOBAL MEC con il suo gesto, vuole dare concretezza è sentirsi più vicino alle famiglie emiliane colpite dal terremoto, agli operai che hanno perso il loro posto di lavoro e agli imprenditori che con le loro aziende non sono solamente utili al territorio locale ma anche a quello nazionale, già piegato da questa attuale recessione.

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Lavoro conto terzi, la possibilità per ripartire

In questo periodo non si parla d’altro.

l terremoto in Emilia è stato e continua ad essere uno schiaffo all’economia del bel Paese già in ginocchio a causa di anni di cattiva gestione e mancata competitività internazionale.

Ma gli emiliani non ci stanno, da una parte per orgoglio personale, dall’altra per paura di perdere il poco che è rimasto e le commesse di lavoro che potrebbero aiutare imprenditori e migliaia di famiglie ad andare avanti.

L’idea di utilizzare il lavoro conto terzi non solo nel settore della meccanica diventa quindi possibile se si interviene prontamente e con efficacia.

“Per evitare poi che il numero delle aziende che vanno fuori mercato sia eccessivo è necessario usare la capacità produttiva degli impianti locali come un vaso comunicante. Se ci sono, ad esempio, sul territorio modenese aziende della ceramica che possono produrre conto terzi ed evitare che altri imprenditori chiudano, è compito della rappresentanza d’impresa rendere possibile questo piccolo miracolo di collaborazione tra concorrenti.”

In bocca al lupo Emilia!

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Fonte: http://nuvola.corriere.it/2012/06/05/emilia-lorgoglio-laburista-degli-industriali-e-la-necessita-di-ripartire/

 

 

In Italia si effettuano circa 100.000 ricerche su Google attinenti al lavoro nel campo della meccanica, assemblaggio meccanico, ingegneria meccanica etc..

Ogni giorno, tutte le aziende che si occupano di recruiting di personale nel campo della meccanica, creano nuovi annunci di lavoro per lo più falsi.

Il marketing invade quindi ogni aspetto della nostra vita non escluso quello dell’assemblaggio meccanico e della meccanica di precisione.

Spesso quindi annunci di lavoro inerenti a tornitori, saldatori, ingegneri meccanici sono creati al solo scopo di collezionare dati, o in altre parole di acquisire i dati delle persone inerenti a questo mondo al fine di rivendere servizi o proporre offerte di lavoro in un momento successivo.

Il mio consiglio per tutti coloro che stanno cercando è quindi quello di essere intraprendenti. Cercate lavoro in maniera attiva senza limitarvi a cliccare la pubblicità “addetti per assemblaggio meccanico cercasi” bensì fate una ricerca delle aziende per cui vi piacerebbe lavorare, studiatele, capite chi ci sta dietro e la sua filosofia e poi mandate un curriculum aggiornato e una lettera di presentazione in cui esprimete le motivazioni e i desideri di voler lavorare con noi.

Personalmente guardiamo con diffidenza le richieste di lavoro che giungono, senza curriculum, senza lettera di presentazione e magari attraverso delle pubblicità sponsorizzate create per cercare clienti, perché ci danno l’idea di persone che non si pongono domande e lavorano esclusivamente in ottica di quantità.

Spero che questi consigli possano essere utili e buon lavoro a tutti!

 

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Airbus Military ha dato via all’ultima fase di assemblaggio meccanico dei suoi aerei A-400M, a Siviglia.

Dopo aver conseguito e realizzato tutta la parte di assemblaggi meccanici, le linee di produzione continuano verso la fase finale di assemblaggio della carpenteria degli aerei che comprende: l’integrazione delle ali, e della parte alare centrale.

Le parti già assemblate del mezzo dell’aviazione militare francese arrivano da Francia e Germania e in particolare:

  • piano di coda verticale da Stade in Germania;
  • il muso da Saint Nazaire in Francia;
  • il piano di coda orizzontale da Tablada in Spagna;
  • e la fusoliera da Brema in germania.

 

FONTE: http://www.avionews.it/index.php?corpo=see_news_home.php&news_id=1138807&pagina_chiamante=index.php

 

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