La meccanica vince con il porta a porta

«Siamo portati per la qualità delle soluzioni che offriamo perché non possiamo puntare sui grandi volumi e le economie di scala. Così abbiamo conquistato nicchie di mercato in mezzo mondo».

Per Fabio Storchi, presidente di Federmeccanica, il successo delle Pmi “globali”, che vendono pompe, valvole, agromacchine e imballatrici, ricambi e componenti “in ferro” per i più diversi impieghi, sta tutta nell’aver trasformato l’handicap delle dimensioni (rispetto ai colossi tedeschi, giapponesi e coreani) in un vantaggio competitivo.

Forniture su misura. Macchinari, componentistica e impianti personalizzati, ritagliati, con precisione sartoriale, per i differenti clienti sparsi tra continenti e fusi orari. Ma concorrenziali nel prezzo, qualificati per materiali e tecnologicamente innovativi. In grado, dove serve, di recuperare efficienza e azzerare (o ridurre di molto) l’impatto ambientale.

Un modello di penetrazione “porta a porta” – cioè andandosi a cercare i clienti e a sviluppare con loro e per loro soluzioni personalizzate – che funziona dall’Europa (Germania soprattutto) agli Usa, dal Messico (hub produttivo del Nordamerica) alla Cina e in tutti quei Paesi dove le infrastrutture (Medio Oriente, Sudamerica) e l’attività estrattiva (dal Mozambico al Canada, in attesa che la Russia si sblocchi) sono essenziali a far correre il Pil.

Ma la meccanica ( che vale oltre il 7% del Pil nazionale, quasi 190 miliardi di euro di export, circa la metà di quello dell’intero paese) è anche una “galassia” dove alcuni settori (dal packaging alle macchine utensili) sono cresciuti a doppia cifra, anche negli anni della crisi. Mentre altri (dai prodotti in metallo all’edilizia) sono stati risucchiati nel tracollo del mercato interno. Uno tsunami che ha travolto chi non esportava. Dal 2008, il settore, complessivamente, ha perso 30 punti. Oggi cresce. Piano. Federmeccanica si attende un +2% entro il 2015.

Lo stesso trend emerge dai dati di Anima (l’associazione della meccanica varia). La produzione 2015 arriverà a 40 miliardi di euro dai 39,3 dello scorso anno (+0,8%). L’export arriverà a 23,5 miliardi (+1,1% sul 2014) . Investimenti e occupazione tengono ma non risalgono.

Per Alberto Caprari , presidente di Anima, rispetto all’Italia, «all’estero c’è più attenzione alla tecnologia che fa risparmiare sull’intero ciclo di vita di una macchina complessa. Se un sistema fa risparmiare in manutenzione o, significativamente, in consumo di energia, i clienti esteri mostrano più sensibilità e sono disposti anche a un maggiore prezzo di acquisto. Sanno che la tecnologia si paga. Molti imprenditori italiani invece ancora non riescono a ragionare negli stessi termini».

«Questo perché in Italia manca ancora – spiega Giancarlo Losma, presidente di Federmacchine – una cultura d’impresa. Nelle nostre Pmi ci sono troppo pochi manager. E non è solo questione di “taglia”. La Germania ha più piccole imprese dell’Italia. Ma il 70% delle loro Pmi ha manager, soprattutto per l’export. Da noi solo il 40».

Se l’export 2014 di macchinari è andato bene (+2,1%, 26 miliardi) Losma spezza una lancia anche a favore dell’Italia. «Dieci anni fa – dice – il 25% dei macchinari in Italia aveva più di 20 anni». Figuriamoci oggi. Se a ciò si aggiungono la proroga, atutto il 2015 degli incentivi della legge Sabatini e il bonus macchinari, chiuso al 30 giugno, si capisce perchè la domanda di beni strumentali, in Italia, è tornata positiva: +10,8%, pari a 17,3 miliardi. «E nel I trimestre 2015 – conclude Losma – la crescita è stata del 15,4%. Ma serve che le misure diventino strutturali ».

Del resto, che l’Italia non sia una partita persa, ad esempio, per la meccatronica lo dimostra il successo della fiera dell’automazione industriale Sps Ipc Drive (alla 5° edizione) che ogni anno si tiene a Parma, organizzata dai tedeschi di Messe Frankfurt. «La forza – spiega l’ad di Messe Frankfurt, Donald Wich – sta nell’aver riempito un vuoto italiano in un settore, l’automazione industriale, in crescita esponenziale in tutto il mondo. E che ha in Italia nicchie produttive di assoluta eccellenza. L’automazione presentata a Parma può poi essere declinata dall’alimentare ai trasporti, dalla farmaceutica alla robotica».

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